11 gennaio 2016 / 16:43 / 2 anni fa

Camera approva riforma costituzionale, tra 3 mesi voto finale

ROMA (Reuters) - La Camera ha approvato oggi la riforma costituzionale fortemente voluta dal governo di Matteo Renzi, che mette fine al bicameralismo perfetto, riduce i poteri di Palazzo Madama e, almeno in parte, quelli delle Regioni.

Il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, alla Camera. REUTERS/Remo Casilli

Il disegno di legge firmato dal ministro delle Riforme Maria Elena Boschi è stato approvato con 367 sì e 194 no.

Il ddl ora dovrà essere approvato nuovamente fra almeno tre mesi da entrambi i rami del Parlamento, con la maggioranza assoluta. In ottobre dovrebbe tenersi poi il referendum confermativo, come annunciato dal governo. Il premier Matteo Renzi ha avvertito che in caso di bocciatura alle urne del testo (che ha definito più volte la “madre di tutte le riforme”) considererebbe finita la propria esperienza politica.

L‘obiettivo della riforma è principalmente quello di aumentare i poteri del governo centrale e di accelerare l‘iter delle sue decisioni, mettendo fine al “bicameralismo perfetto” ed alla possibilità per il Senato di votare la fiducia all‘esecutivo.

La revisione del titolo V della seconda parte della Costituzione toglie alcuni poteri alle Regioni - in particolare sull‘energia, le grandi infrastrutture e il turismo - e li ridà allo Stato, invertendo almeno in parte la spinta federalista degli anni passati. Si tiene aperta la possibilità di concedere alcuni poteri alle Regioni “virtuose” in tema di bilancio.

Il nuovo Senato - composto da 100 senatori, di cui 5 di nomina presidenziale, contro i 315 attuali più quelli a vita - non voterà più la fiducia al governo e avrà competenza solo su una parte delle leggi, con una prevedibile riduzione dei tempi necessari a varare provvedimenti.

Il ddl elimina definitivamente le province e il Consiglio nazionale dell‘economia e del lavoro (Cnel), modifica l‘istituto del referendum (introduce una nuova soglia di 800.000 firme per quelli abrogativi e prevede quelli propositivi).

Il presidente della Repubblica sarà eletto dalle Camere riunite senza i delegati regionali, e dalla settima votazione basteranno per eleggerlo i tre quinti dei votanti.

Si tratta della terza riforma costituzionale all‘esame del Parlamento in 15 anni. Quella approvata nel 2001 dal centrosinistra introdusse nella Carta il federalismo regionale. Quella del centrodestra, che ampliava i poteri delle Regioni e introduceva il premierato, oltre a istituire il Senato federale, fu invece bocciata nel 2006 dal referendum confermativo.

(Massimiliano Di Giorgio)

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