16 novembre 2015 / 12:21 / 2 anni fa

Is e foreign fighters, pm Milano chiede giudizio per 'Fatima' e altri 10

MILANO (Reuters) - La procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio di Maria Giulia Sergio, detta ‘Fatima’, della sorella Marianna, del padre Sergio Sergio, del marito di nazionalità albanese Aldo Kobuzi e di altre sette persone per le imputazioni, a vario titolo, di associazione a delinquere con finalità di terrorismo e di organizzazione di viaggio per finalità di terrorismo.

Lo riferiscono fonti giudiziarie, ricordando che si tratta della prima indagine in Italia “relativa all‘associazione terroristica Stato Islamico”. ‘Fatima’, il marito e altre tre persone sono latitanti. Secondo la procura le cinque persone si trovano in Siria, dove si sono trasferite dopo “aver abbracciato la causa dell‘Islam redicale”.

Lo scorso 1 luglio era stata disposta una ordinanza di custodia cautelare in carcere.

La posizione della madre di Maria Giulia, Assunta Buonfiglio, venne stata stralciata dal procedimento perché la donna morì in ospedale il giorno dopo aver ricevuto un‘istanza di scarcerazione.

La richiesta di rinvio a giudizio viene notificata alle parti una volta che il Tribunale ha fissato la data dell‘udienza preliminare al termine della quale un gup deciderà se accogliere le richieste dei pm o prosciogliere gli imputati. Gli imputati presenti in Italia hanno sempre respinto gli addebiti.

Tra gli indagati anche tre parenti di Aldo Kobuzi e la cittadina canadese Haik Bushra, 30 anni, anch‘ella latitante, accusata di aver svolto un ruolo decisivo “nell‘arruolamento” di ‘Fatima’ e della “sorella Marianna all‘interno dell‘Is” e di aver gestito cinque gruppi “di indottrinamento” via Skype con iscritte più di 300 “donne musulmane”.

La famiglia Sergio, originaria della Campania ma residente da anni a Inzago (Milano), secondo la procura sarebbe stata pronta a partire per la Siria assieme alla figlia Marianna, prima dell‘intervento della Digos. 

Agli atti dell‘indagine le tante telefonate, intercettate, con la figlia già in Siria, nelle quali ‘Fatima’ parlava della grandezza di Allah e della necessità di andare a combattere contro “i miscredenti”, promettendo ai genitori una casa con un grande giardino e un orto da coltivare.

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