5 novembre 2015 / 10:20 / tra 2 anni

RES PUBLICA - Renzi favorito da errori oppositori, resta Pd da ricompattare

ROMA (Reuters) - Se era vero che Matteo Renzi aveva già deciso la fine della giunta Marino a Roma prima dell‘estate, il comportamento dell‘ex sindaco da agosto in poi (vacanze, viaggi e storia delle ricevute) è stato il suo più grande alleato per raggiungere l‘obbiettivo.

Così ora, mentre si ragionava sulle defezioni nella sinistra del partito, le dichiarazioni dell‘ex Corradino Mineo, tra minacce (“lui sa che io so”) e battutacce sessiste (Renzi subalterno alle “belle donne)”, paiono fatte apposta per vanificare i contenuti delle contestazioni.

Il presidente del Consiglio e segretario del Pd ringrazia e vede rafforzata la sua posizione di unica opzione in campo.

La necessità però di ricompattare le varie anime del partito resta una via obbligata per lui. Lo si è visto ieri sera nell‘incontro con le Regioni dove le aperture a chi ultimamente l‘aveva criticato (a iniziare da Sergio Chiamparino) hanno permesso di isolare le posizioni molto critiche e di rottura sostenute dai governatori leghisti Roberto Maroni e Luca Zaia.

Ora Renzi dovrà dimostrare di sapere tenere il punto, dando seguito alla disponibilità mostrata e vedere se lo stesso metodo può essere utilizzato (e può dare frutti) nella gestione delle vicende politiche locali, a iniziare dalle campagne elettorali comunali a Roma e Milano.

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