28 ottobre 2015 / 07:59 / tra 2 anni

Saipem, Eni cede 12,5% a Fsi, aumento capitale da 3,5 miliardi, vola titolo

MILANO (Reuters) - Il Fondo strategico italiano (Cdp) rileverà da Eni il 12,5% del capitale Saipem, consentendo così alla major petrolifera di scendere dal 42,9% detenuto a oggi nella oil service al 30,4%.

La sede di Eni-Saipem a Roma. Foto del febbraio 2013. REUTERS/Alessandro Bianchi

L‘aumento di capitale di Saipem sarà fino a 3,5 miliardi di euro, con completamento previsto entro il primo trimestre del prossimo anno. Eni e il fondo della Cdp parteciperanno pro-quota. Si tratta della prima operazione rilevante messa in atto dai nuovi vertici della Cassa, Claudio Costamagna e Fabio Gallia, dal loro insediamento a luglio.

Eni e Fsi hanno siglato un patto parasociale con apporto del 12,5% del capitale più un‘azione ciascuna. In questo modo, Eni perderà il controllo della oil service - mantenendo 17,9% del capitale in maniera diretta fuori dal patto - procedendo quindi al deconsolidamento del debito della società, pari al 30 settembre a 5,736 miliardi.

In conseguenza di questo, Saipem dovrà procedere al rifinanziamento di 3,2 miliardi di debito tramite nuove linee di credito messe a disposizione da un consorzio di banche. La società ha intanto ottenuto da Moody’s il giudizio provvisorio di ‘Baa3’, nella categoria di ‘investment grade’.

Il prezzo di cessione della quota al Fondo strategico sarà compreso fra 8,83 per azione e 7,4 euro e il valore definitivo sarà comunicato successivamente al mercato. Il closing dell‘operazione avverrà prima dell‘avvio dell‘offerta in opzione dell‘aumento di capitale di Saipem, entro il 30 aprile 2016.

L‘esborso complessivo per Fsi, dopo l‘acquisto della quota e l‘aumento di capitale, sarà di circa 929 milioni.

“Il cambio del logo [non c‘è più il cane a sei zampe, ma una S blu, ndr.] è un forte segnale di una nuova Saipem che saprà camminare con le proprie gambe in maniera indipendente. Eni resterà come un cliente molto importante per Saipem e il rapporto non cambierà nel tempo”, ha sottolineato l‘AD, Stefano Cao che ha oggi presentato alla comunità finanziaria a Londra il piano strategico al 2019.

A conclusione dell‘operazione, Eni stima di incassare complessivamente circa 6,5 miliardi derivanti dal rimborso integrale dei crediti netti vantati verso Saipem (circa 6,1 miliardi) e dalla cessione della quota (circa 400 milioni). Considerato l‘esborso ipotizzato per la sottoscrizione della quota parte nell‘aumento di capitale, si stima che l‘incasso netto per Eni sarà di circa 5,4 miliardi, mentre la riduzione dell‘indebitamento finanziario netto sarà pari a circa 5,1 miliardi.

Da parte Saipem, sempre secondo il piano strategico al 2019, ci si attende una crescita dell‘Ebit da circa 5,5% nel 2016 e oltre il 7,5% nel periodo del piano.

Infine, l‘indebitamento netto è visto inferiore a 1,5 miliardi entro il 2016 e inferiore a 1 miliardo entro il 2017 per azzerarsi nel 2019. “Il piano non prevede attività di M&A, ma solo alcuni disinvestimenti di attività considerate con più core, come Fpso (Floating production storage and offloading), il segmento delle infrastrutture in Italia, la partecipazione al consorzio per l‘Alta velocità ferroviaria Milano-Roma e alcuni uffici di ingegneristica che si sta valutando di chiudere o di vendere”, ha detto Cao.

Quanto al ritorno al dividendo, si ipotizza nel 2017 sui risultati del 2016.

Il mercato apprezzato decisamente l‘annuncio del piano: Saipem guadagna il 10% cirsa in Borsa a 8,74 euro, mentre Eni risale dello 0,94%. Equita rileva che le stime dei margini Ebit sul 2016 sono leggermente superiori al consensus, mentre l‘ammontare dell‘aumento è in linea con le attese.

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