12 ottobre 2015 / 08:34 / 2 anni fa

Fiat Chrysler, valorizzazione Ferrari in linea, titolo rimarrà sostenuto

MILANO (Reuters) - Fiat Chrysler (Fca) si appresta a collocare il 10% di Ferrari a Wall Street intorno ai valori indicati dall‘AD Sergio Marchionne, con le quotazioni che dovrebbero rimanere sostenute, anche dopo lo scorporo dalla casa madre.

Il simbolo della Ferrari. REUTERS/Christian Hartmann

Il 10% circa del capitale dovrebbe debuttare a Wall Street entro fine mese, come nelle previsioni della società, dopo che nel fine settimana è stato pubblicato il prospetto informativo. A inizio 2016 è atteso lo scorporo di un altro 80%, nell‘ambito del quale i soci riceveranno un‘azione Ferrari per ogni Fca posseduta. Il restante 10% è in mano a Piero Ferrari.

Secondo il documento disponibile sul sito della Sec, andranno in borsa a breve 17,2 milioni di azioni, pari a circa il 9% di Ferrari, al prezzo di 48-52 dollari.

La quota dedicata all‘Ipo sale a circa il 10% con la greenshoe, per un valore di 906,8-982,4 milioni di dollari.

E’ probabile che il collocamento del 10%, ma forse ancora di più gli scambi successivi allo scorporo, portino diversi investitori a costruire partecipazioni significative nella società, principalmente per l‘effetto attrazione del marchio.

Il controllo sarà quasi blindato, con Exor al 24% e Piero Ferrari al 10%. Il meccanismo del loyalty share porterà Exor al 33,4%, Piero Ferrari al 15,3%, dice il prospetto, senza superare quindi il 50% e lasciando al flottante il 51,3% del capitale.

L‘AD ha fatto più volte riferimento ai marchi di lusso per la valutazione di Ferrari, ma gli analisti danno per scontato che difficilmente il gruppo arriverà a margini e multipli di operatori come Prada ed Hermes.

Alcuni investitori sono fiduciosi in una crescita dei margini, in seguito al previsto aumento delle vendite a 9.000 veicoli nel 2019 da 7.255 lo scorso anno.

Ferrari avrà inoltre circa 2 miliardi di euro, a livello di debito netto, in seguito alla separazione da Fca.

Evercore Isi dice che Ferrari non è comparabile con altre società del settore. In ogni caso, al valore medio della forchetta dell‘Ipo avrebbe una valutazione pari a 3,8 volte il fatturato e 14 volte l‘Ebitda.

“Gli investitori dovrebbero chiedersi seriamente se la società debba trattare a quasi quattro volte i multipli di Bmw, il miglior produttore auto del mondo”, dice.

Nel breve termine la crescita di Ferrari potrebbe trovare ostacoli nel rallentamento dei mercati asiatici.

Le vendite di Maserati sono calate dell‘11% nella prima metà dell‘anno, soprattutto per il calo della domanda in Cina.

Una volta fuori dal gruppo, inoltre, sarà più costoso raggiungere gli obiettivi in termini di emissioni.

Quanto a Fca, buona parte degli analisti ritiene che il gruppo potrebbe apprezzarsi dai livelli attuali, ma ci sono anche gli scettici.

“Questa è un‘attività a bassa crescita, bassa liquidità, redditività modesta, con massicci costi in tecnologia e questioni regolatorie complicate”, scrive l‘analista di Bernstein, Max Warburton, storicamente negativo su Fca.

A fine luglio di quest‘anno Bernstein indicava per Fca un target a 6,25 euro, con le azioni sopra i 14 euro, verso fine agosto lo ha rivisto a 9 euro, con il titolo a circa 12,5. Oggi le azioni sfiorano i 14 euro con un rialzo di circa 1% in un mercato cedente.

(Stefano Rebaudo)

(ha collaborato Agnieszka Flak)

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