7 ottobre 2015 / 16:08 / tra 2 anni

Riforme, accordo "definitivo" nel Pd, opposizioni divise

ROMA (Reuters) - La minoranza Pd ha annunciato oggi il ritiro degli emendamenti in Senato al ddl costituzionale dopo aver raggiunto un accordo col governo, facilitando così il percorso della riforma fortemente voluta dal premier Matteo Renzi.

Il Senato in una immagine di archivio REUTERS/Tony Gentile

Intanto, le opposizioni hanno rinunciato all‘idea di appellarsi unitariamente al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per protestare contro il governo e la conduzione dei lavori a Palazzo Madama da parte del presidente Pietro Grasso. Mentre Forza Italia ha votato con la maggioranza su un articolo relativo alla dichiarazione dello stato di guerra.

L‘intesa fra minoranza e maggioranza Pd, ha confermato a Reuters il sottosegretario Luciano Pizzetti, prevede la conferma della modifica uscita dalla Camera sull‘articolo 21: il presidente della Repubblica è eletto, dal settimo scrutinio, con i tre quinti dei votanti (il governo voleva invece dall‘ottavo scrutinio la sola maggioranza assoluta).

L‘accordo riguarda anche l‘articolo 39, ha detto la senatrice Doris Lo Moro, capogruppo Pd in commissione Affari Costituzionali. Si tratta delle norme transitorie per regolare la prima elezione del nuovo Senato.

L‘articolo 21 è stato poi approvato con 161 voti, mentre i senatori della Lega sono usciti dall‘uala per protesta e quelli del M5s sono rimasti senza però votare.

In precedenza l‘aula aveva approvato anche gli articoli 12, 13, 14, 16, 17 del testo, quelli cioè modificati in prima lettura da Montecitorio.

Sull‘articolo 17, relativo alla dichiarazione dello stato di guerra, le opposizioni si sono divise, con Forza Italia che ha votato con la maggioranza, facendo insorgere in particolare M5s, Sel e Lega Nord.

Il testo del governo prevede che la dichiarazione di guerra vada votata a maggioranza assoluta della sola Camera, mentre un emendamento di una senatrice della minoranza democratica prevedeva di specificare almeno “a maggioranza assoluta dei componenti”. La proposta di modifica è stata bocciata anche coi voti di Fi. Secondo il Pd, comunque, anche senza il “rinforzo” dei berlusconiani l‘emendamento sarebbe stato bocciato.

In giornata la maggioranza è scesa più volte sotto la soglia dei 161 voti, maggioranza assoluta in Senato ma non necessari per approvare in prima lettura un ddl costituzionale.

Il voto finale di Palazzo Madama sulla riforma è previsto per martedì prossimo 13 ottobre.

(Massimiliano Di Giorgio)

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