7 ottobre 2015 / 13:30 / 2 anni fa

Contratti, divisione parti sociali apre strada a intervento governo

ROMA (Reuters) - La porta chiusa ieri da Confindustria sul nuovo modello contrattuale e la divisione interna al sindacato aprono margini per un intervento del governo su una materia di competenza delle parti sociali, mentre 7 milioni di lavoratori aspettano i rinnovi entro l‘anno.

Scaduto l‘accordo firmato qualche anno fa senza la Cgil, le parti dovrebbero trovare una nuova intesa su come bilanciare i contratti nazionali con il cosiddetto secondo livello, aziendale e territoriale, legato alla produttività.

In una conferenza stampa con Uil e Cgil, il segretario generale della Cisl, Anna Maria Furlan, si è detto pronto a riprendere “già da oggi” il confronto con Confindustria per costruire un nuovo modello che potenzi il secondo livello e “non offra praterie” al governo per introdurre il salario minimo per legge, che “è la fine del contratto nazionale e rischia di abbassare i minimi contrattuali”.

La Cisl chiede di ripristinare nella legge di Stabilità la detassazione per il secondo livello contrattuale.

La leader della Cgil, Susanna Camusso, dà invece priorità alla discussione “nei tavoli contrattuali” frenando sul rischio di intervento del governo che, in base alla delega del Jobs act, potrebbe introdurre il compenso orario minimo solo nei settori non regolati da contratti collettivi siglati dai sindacati più rappresentativi.

Posizione intermedia quella dell‘ospite, il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo, aperto alla discussione ma critico con il presidente degli industriali per “aver fatto tutto da solo”. Barbagallo ammette però che “un accordo sul nuovo modello non lo abbiamo neanche noi”.

Ieri, dopo aver incontrato le categorie aderenti a Confindustria, Squinzi ha detto che il tavolo sul modello contrattuale “è un capitolo chiuso”, ritenendo irrealistiche le istanze sindacali sugli aumenti salariali che puntano al recupero del potere d‘acquisto nell‘attuale contesto di bassa inflazione.

Tra i due litiganti potrebbe inserirsi il governo: “Avevamo la previsione del salario minimo dentro la legge delega, non l‘abbiamo utilizzata per evitare di aprire un problema a fronte della volontà e necessità che le parti trovino un‘intesa”, ha detto stamani il ministro del Welfare Giuliano Poletti a Milano.

“Se le parti sociali non riusciranno a trovare una via il governo si prenderà la responsabilità di prendere una posizione”, ha concluso il ministro parlando di un intervento organico anche su partecipazione e rappresentanza.

(Francesca Piscioneri, Ilaria Polleschi)

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