6 ottobre 2015 / 09:41 / 2 anni fa

Italia, S&P vede miglioramento condizioni operative imprese

Il quartier generale di Standard & Poor's a New York. REUTERS/Brendan McDermid

MILANO (Reuters) - Standard & Poor’s vede un miglioramento delle condizioni in cui si troveranno a operare le imprese italiane nei prossimi 12 mesi, anche se ne beneficeranno solo le società innovative o focalizzate sulle esportazioni o le piccole aziende che riusciranno a ristrutturarsi per migliorare la propria redditività.

Sono queste le previsioni dell‘agenzia di rating contenute dell’ “Italy corporate credit outlook 2015-2016”, che inoltre stima un aumento degli investimenti corporate grazie anche al maggior accesso al credito.

Lo studio ricorda che fino a questo momento nel 2015 i ‘downgrade’ hanno prevalso sulle promozioni, ma prevede anche che “le azioni sui rating nei prossimi 12-18 mesi saranno più bilanciate dal momento che la qualità del credito si sta stabilizzando, riflettendo un moderato miglioramento delle condizioni domestiche”. A fine settembre solo il 12% degli outlook erano negativi, rispetto al 20% di fine 2014.

“Le condizioni operative e finanziarie delle imprese italiane stanno finalmente iniziando a liberarsi dalla morsa della recessione che si vedeva dal 2012”, spiega S&P. “Il miglioramento è legato a fattori esterni all‘Italia, come uno stimolo monetario non convenzionale, la discesa dei prezzi delle materie prime e la debolezza dell‘euro. A livello domestico ha aiutato anche una serie di riforme portate avanti dal governo del primo ministro Matteo Renzi. Tuttavia bisognerà vedere se questi stimoli saranno sufficienti a sostenere un significativo ritorno alla crescita del settore corporate italiano”.

S&P si aspetta che nei prossimi 12 mesi le condizioni per le imprese italiane migliorino e sottolinea che la ripresa sarà polarizzata a favore delle imprese focalizzate sulle esportazioni e sull‘innovazione. Per quanto riguarda l‘export i maggiori benefici ricadranno sulle imprese esposte verso gli Usa (terzo partner commerciale dell‘Italia dietro a Germania e Francia) e l‘Europa.

Fattori di rischhio per la ripresa dei prossimi 12 mesi sono il rallentamento dell‘economia cinese e le sanzioni verso la Russia, mentre l‘apporto del mercato domestico resta limitato.

Il rapporto vede una ripresa degli investimenti delle aziende, ma mette anche in evidenza come in Italia le società continuino a soffrire bassa produttività, dimensioni e capitalizzazione limitate e bassa qualità delle infrastrutture.

Secondo lo studio, inoltre, i cambiamenti a livello regolamentare stanno lentamente incoraggiando gli investimenti del settore privato.

S&P prevede quindi che il capex delle imprese italiane cresca del 9% nel 2015, rispetto a una crescita piatta dell‘Europa nel suo complesso.

In particolare due settori, l‘energia e le utility, e due società, Eni ed ENEL, si metteranno in evidenza. L‘agenzia di rating ricorda però che questa crescita del capex segue anche un periodo di spesa per investimenti molto debole.

Il rapporto mette in evidenza anche il boom di M&A che ha interessato le imprese italiane: a fine agosto i deal hanno raggiunto il valore di 22 miliardi di euro da inizio anno, superando già il totale del 2014. Gli obiettivi sembrano essere soprattutto le società ‘consumer discretionary’ (beni di consumo voluttuari), con sei operazioni. La gran parte delle imprese acquisite si caratterizzavano per il controllo familiare. Le stesse imprese italiane preferiscono fare acquisizioni in Italia, spiega lo studio.

S&P dedica infine un paragrafo alle infrastrutture, sottolineando che al momento la spesa pubblica dedicata è sotto la media Ue - 2,2% del Pil rispetto al 2,9% dell‘Ue - e stimando che l‘Italia dovrà spendere 912 miliardi di dollari tra il 2015 e il 2030 per sostenere la crescita, pari a investimenti per 327 miliardi tra il 2015 e il 2020.

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