25 settembre 2015 / 14:56 / tra 2 anni

SCHEDA - Voto Catalogna, implicazioni su piano secessione da Madrid

MADRID (Reuters) - Sono circa 5,5 milioni gli elettori catalani chiamati a incaricare domenica il nuovo Parlamento regionale, con un voto che la fazione separatista tende sempre più ad equiparare a un vero e proprio plebiscito per l‘autonomia.

Una manifestazione per l'indipendenza della Catalogna nel centro di Barcellona. REUTERS/Albert Gea

Di seguito i principali interrogativi sul tema.

PERCHE’ PUNTARE ALL‘INDIPENDENZA? I fautori della secessione sostengono che la regione, contraddistinta da una lingua e una cultura autonoma, ha una natura di ‘nazione’ - non quella di semplice ‘nazionalità riconosciutale dalla costituzione spagnola - e dunque dovrebbe costituire uno Stato a sé. Vengono inoltre ritenuti eccessivi i traferimenti fiscali alle regioni più indigenti da parte di un‘area economica tra le più ricche della penisola iberica. L‘autonomia porterebbe dunque a vantaggi economici.

VOTO O REFERENDUM? Si tratta di incaricare i 135 membri del prossimo parlamento, che resterà in carica per 4 anni. Nell‘intento di dare al voto una natura più simile a un referendum per l‘indipendenza il fronte secessionista ha però formato una piattaforma unica - coalizione chiamata ‘Junts Pel Si’ (Insieme per il sì) - il cui solo programma è l‘autonomia.

I SONDAGGI - Improbabile che la coalizione dei separatisti riesca a superare la soglia del 50% ma avrebbe comunque la maggioranza dei seggi. Secondo un sondaggio condotto dall‘istituto pubblico Cis, tra gli osservatori più autorevoli, ‘Junts per Si’ insieme alla fazione più radicale CUP otterrebbe il 44% delle preferenze - equivalenti a 68-69 seggi - ovvero la più risicata delle maggioranze.

QUALI CONSEGUENZE NELL‘IMMEDIATO - Anche in caso di vittoria della coalizione irredentista serviranno almeno giorni, se non settimane, prima che sia concretamente presentato un piano di secessione e Madrid si prepari a bloccarlo.

COME E QUANDO ARRIVARE ALL‘INDIPENDENZA - Il piano promosso da ‘Junts pel Si’ prevede quattro fasi. Primo passo sarebbe una dichiarazione solenne da parte del parlamento regionale, che segnalasse l‘avvio dell‘iter verso l‘autonomia. Si chiederebbe quindi agli elettori catalani di partecipare, attraverso un dibattito pubblico, a una sorta di costituente per arrivare alla stesura di un nuovo statuto indipendente da approvare tramite referendum. Terzo passo la costituzione di un governo di unità nazionale, che procedesse alla creazione delle nuove strutture necessarie quali un Tesoro, una banca centrale o eventualmente un esercito.

COSA PUO’ FARE MADRID - I primi due passi di cui sopra hanno natura esclusivamente politica e non violano la legge spagnola. Un referendum per l‘approvazione di una nuova costituzione verrebbe invece bloccato in quanto anticostituzionale, così come la creazione di nuove strutture statali o una dichiarazione di indipendenza. L‘esecutivo spagnolo intende intanto procedere a un‘urgente riforma dei poteri della Corte costituzionale tale da ampliarne lo spettro, in modo da stoppare qualsiasi iniziativa unilaterale da parte delle autorità catalane. A inizio settembre, l‘Alta corte ha già boccato una misura di legge che avrebbe creato i presupposti per la creazione di un Tesoro locale.

DUNQUE? Gli esperti di politica iberica e la maggioranza degli stessi politici ritiene che la situazione di stallo possa risolversi con un dialogo più ravvicinato tra autorità catalane e centrali. Gli obiettivi sarebbero una migliore intesa sul fisco e un incremento della spesa locale per infrastrutture. Potrebbero anche venire introdotti nella costituzione specifici articoli a tutela della lingua e della cultura catalana. Secondo un sondaggio a cura del quotidiano locale ‘la Vanguardia’ il 63%degli elettori catalani appoggerebbe una nuova costituzione o per lo meno un‘interpretazione più flessibile dell‘attuale.

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