24 settembre 2015 / 06:59 / tra 2 anni

Migranti, Ue ritrova unità, impegni su hotspot e relocation

BRUXELLES (Reuters) - I capi di Stato e di governo dell‘Unione europea si sono impegnati a destinare almeno 1 miliardo di euro di aiuti per i rifugiati siriani in Medio Oriente ed aumentare la collaborazione per ridurre i flussi di migranti verso il Vecchio Continente, nel corso di un summit in cui la tensione è stata minore di quanto temuto in questi giorni.

Migranti al confine tra Serbia e Corazia trasportano una donna anziana. REUTERS/Marko Djurica

Il presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk, ha detto che l‘incontro di Bruxelles, terminato nelle prime ore di oggi dopo sette ore di discussioni, è stato “davvero eccellente, sicuramente molto meglio di quanto ci si aspettava”.

Tusk ha detto di aver assistito a un scambio di battute “significative ed energiche” tra il leader dell‘Austria e quello dell‘Ungheria, le cui frontiere sono state terreno di passaggio di un‘ondata caotica di migranti nelle ultime settimane, ma che non ci sono state invece le recriminazioni reciproche che hanno minacciato di far saltare la zona Schengen.

Soddisfatto il premier Matteo Renzi, che in un post su Facebook ha scritto: “Sono stati necessari sei mesi e tre vertici europei, ma con la decisione di stanotte possiamo finalmente dire che l‘immigrazione diventa una questione europea, a tutti i livelli”.

“Nel documento finale appena licenziato, infatti, si dice chiaramente che hotspot, rimpatri e suddivisione equa dei rifugiati (attraverso la cosiddetta relocation) sono tre iniziative che si tengono insieme. Tutte e tre insieme”, ha detto Renzi.

Italia e Grecia dovranno istituire entro novembre i cosiddetti “hotspot”, luoghi dove registrare i nuovi arrivati e prendere loro le impronte digitali, e al tempo stesso prenderà avvio il processo di ridislocazione dei siriani e di altri rifugiati tra gli Stati Ue, con il rimpatrio dei migranti economici verso i paesi d‘origine.

“È una vittoria per chi come l‘Italia dal primo giorno chiede una politica comune, non la miope ed egoista chiusura nazionalista”, ha commentato il presidente del Consiglio italiano. “Ma è anche un vittoria per chi crede nell’Europa come casa di valori, comunità di destini, luogo di speranza”.

Anche la cancelliera tedesca Angela Merkel, criticata da alcuni leader dei paesi dell‘Europa dell‘Est perché le sue azioni avrebbero alimentato l‘afflusso di migranti, ha espresso soddisfazione: “Sappiamo che il problema non è risolto con la decisione assunta. Ma abbiamo fatto il primo di molti necessari passi. Sento che vogliamo affrontare questo compito insieme”.

Tra le azioni a breve termine decise in nottata, quella di offrire all‘Onu almeno un miliardo di euro in più per l‘agenzia dei rifugiati (Unhcr) e il Programma alimentare mondiale (Pam) e aumentare i fondi per i rifugiati siriani oggi in Turchia, Giordania, Libano e altri paesi, nell‘ambito di una più ampia iniziativa per evitare che i profughi arrivino in massa in Europa.

“Le misure che abbiamo assunto oggi non metteranno fine alla crisi”, ha detto il presidente Tusk. “Ma sono tutti passi necessari nella giusta direzione... Stanotte abbiamo capito tutti che non possiamo continuare come abbiamo fatto finora. Senza cambiare l‘attuale paradigma, la zona Schengen esisterà solo in teoria”.

(Alastair Macdonald e Philip Blenkinsop)

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