23 settembre 2015 / 08:09 / 2 anni fa

Riforme, Lega presenta 82 mln emendamenti, Renzi: ridicolo

ROMA (Reuters) - La Lega Nord ha depositato questa mattina al Senato oltre 82 milioni di emendamenti al testo del disegno di legge costituzionale del governo, in quello che è un record senza precedenti nella storia della Repubblica.

L'aula di Palazzo Madama. REUTERS/Alessandro Bianchi

Così “entri nel campo del ridicolo”, ha replicato il premier Matteo Renzi arrivando al summit Ue straordinario a Bruxelles. “L‘obiettivo vero è bloccare l‘Italia ma noi non siamo preoccupati”.

Sempre oggi, la presidente della commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama, Anna Finocchiaro (Pd), ha depositato tre emendamenti che dovrebbero trovare anche l‘accordo della minoranza del partito di Matteo Renzi.

In particolare, un emendamento all‘articolo 2 - quello sull‘elezione dei senatori - prevede che i membri di Palazzo Madama vengano scelti dagli elettori contemporaneamente ai consigli regionali, i quali poi dovrebbero formalmente ratificare la scelta.

Secondo uno dei principali esponenti della minoranza Pd (al momento composta da circa 25 senatori), Vannino Chiti, “gli emendamenti presentati sulla eleggibilità dei senatori, sulle funzioni e competenze del Senato, frutto di un confronto e lavoro comune nel Pd, sono positivi”, è scritto in una nota.

La minoranza ha deciso però di presentare lo stesso i propri emendamenti, ha confermato oggi a Reuters il senatore Federico Fornaro. Si tratta di proposte di modifica che, se approvate, cambierebbero in modo più netto il testo del ddl, contro il parere dello stesso premier, che ha detto nei giorni scorsi di voler arrivare al referendum confermativo entro estate-autunno 2016.

Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi questa mattina ha detto comunque ai giornalisti che “c‘è tempo” per ritirare gli emendamenti.

Ora sarà il presidente del Senato Pietro Grasso a dover decidere quali emendamenti accettare, e in particolare se accogliere quelli relativi all‘articolo 2, il cui testo è stato approvato in modo conforme nelle precedenti votazioni da Senato (nel 2014) e Camera (nel marzo scorso).

La presidente Finocchiaro ha escluso questa possibilità. Se Grasso però dovesse procedere in senso diverso, si aprirebbe un conflitto istituzionale con il premier. Due giorni fa Renzi ha detto che in quel caso il Pd dovrebbe valutare cosa fare, lasciando anche aperta la possibilità di una modifica inedita del ddl.

Il numero degli emendamenti presentati oggi lascia comunque presumere che i tempi delle votazioni potrebbero essere più lunghi del previsto.

Il governo punta a chiudere la lettura del ddl in Senato entro il 15 ottobre, quando comincerà l‘esame della legge di Stabilità.

Il premier mostra sicurezza sulla tenuta della maggioranza e sempre da Bruxelles dice ai cronisti: “Vi dico da qualche mese che apprezzo le vostre inquietudini ma i numeri ci sono stati, ci sono e ci saranno”.

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