18 settembre 2015 / 18:45 / tra 2 anni

Beni culturali, Renzi: stasera decreto dopo polemica assemblea Colosseo

ROMA (Reuters) - Il governo ha varato stasera un decreto legge in materia di beni culturali dopo la polemica scoppiata a seguito di una assemblea dei lavoratori del Colosseo che ha provocato la chiusura del sito tra le 8,30 e le 11,00 di stamattina.

Lo ha annunciato il premier Matteo Renzi in conferenza stampa a palazzo Chigi dopo che oggi l‘aveva anticipato in un tweet che contiene anche un nuovo, duro, attacco ai sindacati dopo che il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini ha commentato l‘accaduto dicendo che “la misura è colma. Oggi in Cdm norme per portare luoghi della cultura nei servizi pubblici essenziali”.

“Non lasceremo la cultura ostaggio di quei sindacalisti contro l‘Italia. Oggi decreto legge #colosseo #lavoltabuona”, il cinguettio pomeridiano del capo del governo a poche ore dal Consiglio dei ministri dedicato alla nota di aggiornamento sui conti pubblici.

Già a fine luglio Renzi aveva invitato i lavoratori “al senso di responsabilità” dopo un‘assemblea al sito archeologico di Pompei.

In Italia il diritto di sciopero può essere limitato dal Garante degli scioperi qualora ritenga che limiti la possibilità per i cittadini di usufruire dei servizi pubblici essenziali come nei settori dei trasporti, della sanità e dell‘ambiente.

Alla ipotesi di provvedimento d‘urgenza replica la leader della Cgil Susanna Camusso: “Si dica chiaramente che i lavoratori non possono più avere strumenti di democrazia”.

Il bailamme è scoppiato stamani quando i turisti, in coda per visitare uno dei simboli della Capitale, si sono trovati davanti un cartello che annunciava l‘apertura del sito alle 11,00 e non alle 8,300 a causa di una assemblea dei lavoratori. La protesta si è levata soprattutto tra i turisti stranieri anche a causa di un errore di traduzione che, nell‘avviso in inglese, indicava fino alle 11 pm (le 23 italiane) la chiusura del sito.

In una nota congiunta, Cgil Cisl e Uil funzione pubblica spiegano che l‘assemblea di stamane era stata richiesta l‘11 settembre “per discutere delle gravi questioni e dei gravi disagi vissuti dai lavoratori” ed era perfettamente legittima, “nel pieno rispetto delle norme che regolano i servizi essenziali, preceduta da un comunicato stampa”.

Lo stesso garante degli scioperi, Roberto Alesse, ha confermato in una nota come l‘assemblea fosse stata regolarmente convocata ma, come Franceschini, sollecita l‘esecutivo a “ricomprendere la fruizione dei beni culturali tra i servizi pubblici essenziali”.

Diversa la versione dei sindacati che ricordano al ministro come “la tutela del nostro patrimonio culturale rientri già nella normativa sui servizi essenziali, stabilendo il limite tra l‘esercizio di un diritto fondamentale dei lavoratori e le esigenze dei cittadini”.

“Nel caso di assemblea dei lavoratori peraltro la stessa normativa contrattuale prevede la formazione di presidi a tutela della integrità dei siti. Andare oltre questo limite significa mettere in discussione i diritti costituzionali e questo il Ministro dovrebbe saperlo”.

E in effetti i servizi culturali risultano nell‘elenco dell‘Aran (Agenzia della Rappresentanza Negoziale nella Pubbliche Amministrazioni) tra quelli pubblici essenziali.

Nella conferenza stampa dopo il consiglio dei ministri, Franceschini ha detto che con il decreto non c‘è “nessuna limitazione al diritto legittimo di fare un‘assemblea e di fare uno sciopero”, ma l‘intenzione di sottoporre al garante le loro modalità e tempistica.

A inasprire ulteriormente gli animi la discussione avviata ieri in Senato di tre disegni di legge di modifica alla legge sul diritto di sciopero in senso più restrittivo.

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