16 settembre 2015 / 16:10 / 2 anni fa

Riforme, blitz maggioranza in capigruppo, domani in aula Senato

ROMA (Reuters) - Con una decisione a maggioranza, dopo due ore di discussione accesa, la conferenza dei capigruppo del Senato ha deciso di far approdare già domani in aula la riforma della Costituzione, dopo il mancato accordo nel Pd sulle modifiche al testo.

Il premier Matteo Renzi in senato nel marzo scorso. REUTERS/Remo Casilli

Lo ha riferito a Reuters la capogruppo di Sel, Loredana De Petris, al termine della riunione.

Contro la decisione si sono espressi, oltre al partito di Vendola, anche Lega Nord, Forza Italia e M5s che avrebbero voluto continuare la discussione in commissione Affari Costituzionali (dove la maggioranza di governo è di fatto in minoranza, data la presenza di alcuni dissidenti Pd).

A tale scopo, i partiti di opposizione avevano anche annunciato l‘intenzione di ritirare la maggior parte degli oltre 513.000 emendamenti presentati.

“La forzatura non è del Pd: è di chi ha presentato 500.000 emendamenti, una cosa che non si è mai vista nella storia della Repubblica”, ha detto il capogruppo del Pd Luigi Zanda.

Una fonte vicina al presidente del Senato Pietro Grasso dice che la seconda carica dello Stato “ha fatto di tutto per far rimanere il ddl in commissione”, convocando anche la presidente della commissione Anna Finocchiaro (Pd), che aveva impedito in precedenza il voto in commissione per formare una commissione ristretta a cui affidare la valutazione degli emendamenti.

Domani, esaurita la discussione sulle missioni internazionali, i senatori saranno già chiamati a votare le pregiudiziali di costituzionalità del testo che, tra le altre cose, “depotenzia” il ruolo del Senato rispetto alla Camera e abolisce l‘elezione diretta dei senatori, ridotti a 100 dagli attuali 315. Poi comincerà la discussione generale.

Entro mercoledì della settimana prossima sarà possibile presentare emendamenti. “Sel intende ripresentare gli emendamenti a cui aveva rinunciato, aggiungendone anche altri”, ha detto la De Petris. Al momento gli altri partiti non si sono pronunciati.

La questione più delicata riguarda le possibili modifiche all‘articolo 2, quello che abolisce l‘elezione diretta dei senatori, nominati inece dai consigli regionali. Finocchiaro li ha giudicati inammissibili, tranne quelli relativi a un singolo comma modificato nel marzo scorso dalla Camera. Ma a giudicare sull‘ammissibilità in aula sarà il presidente Grasso.

Se Grasso accettasse proposte di modifica a tutto l‘articolo, non solo a quel comma, il voto della minoranza Pd potrebbe sommarsi a quello delle opposizioni, creando problemi al governo, che al Senato conta su una maggioranza risicata. Il sottosegretario alle Riforme Luciano Piezzetti ha comunque escluso, la settimana scorsa, che il governo possa chiedere la fiducia sull‘articolo 2.

(Massimiliano Di Giorgio)

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