10 agosto 2015 / 14:51 / tra 2 anni

Bank of China, in marzo decisione su rinvio a giudizio

FIRENZE, agosto 10 (Reuters) - Si saprà in marzo se la filiale di Milano della Bank of China e 297 persone dovranno sostenere un processo in Italia per riciclaggio di denaro sporco e altri reati.

Tre fonti vicine alla situazione riferiscono che il giudice Paola Liguori ha depositato il decreto che fissa l‘udienza preliminare per il 16 marzo 2016.

Secondo i documenti giudiziari visti da Reuters, i magistrati dell‘inchiesta soprannominata “Fiume di denaro” sospettano che oltre 4,5 miliardi di euro siano stati trasferiti illegalmente dall‘Italia in Cina tra il 2006 e il 2010 da cinesi residenti principalmente a Prato e Firenze.

Gli inquirenti ipotizzano vari reati tra cui il riciclaggio di denaro sporco e sottolineano la crescente influenza di gruppi criminali cinesi in Toscana, regione in cui è proliferata una importante comunità di lavoratori cinesi, spesso illegali, nel settore tessile.

Secondo un documento di 170 pagine del magistrato Giulio Monferini con cui si chiede il rinvio a giudizio della Bank of China e di 297 persone, il denaro è stato inviato in Cina utilizzando, in diverse città italiane, il servizio di trasferimenti finanziari Money to Money. Secondo gli inquirenti si tratta di denaro proveniente da commercio di merce contraffatta, evasione fiscale, appropriazione indebita aggravata e sfruttamento della manodopera clandestina.

La metà circa del denaro riciclato, pari a 2,2 miliardi di euro, è stata inviata in Cina attraverso la filiale di Milano della Bank of China, secondo il documento, e la stessa banca cinese avrebbe percepito un ingiusto profitto di oltre 758.000 euro sotto forma di commissioni bancarie.

Bank of China (BOC), quarto istituto creditizio del Paese asiatico, ha respinto ogni accusa. Il 23 giugno la BOC ha comunicato alla borsa di Hong Kong che rispetta la normativa sull‘anti-riciclaggio e di non aver ricevuto alcuna comunicazione formale dalle autorità italiane di essere sotto indagine.

Tra gli accusati, quattro funzionari della BOC sono sospettati di non aver segnalato i movimenti sospetti e altre azioni che hanno aiutato a coprire le origini e la destinazione dei fondi e facilitato l‘attività di riciclaggio di denaro di Money to Money.

Non è chiaro chi abbia ricevuto in Cina il denaro, diviso in tante piccole somme per non destare sospetti.

L‘economia sommersa cinese è finita sotto la lente nel 2013 quando un incendio ha ucciso sette cinesi a Prato mentre dormivano nei capannoni in cui producevano capi di abbigliamento di poco prezzo destinati all‘esportazione e alla vendita al dettaglio.

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