23 luglio 2015 / 14:52 / tra 2 anni

Strage Piazza Loggia, oltre a condanne ergastolo risarcimenti milionari

MILANO (Reuters) - La sentenza con la quale la Corte d‘Assise d‘Appello di Milano ha chiuso l‘ultimo, per ora, capitolo sulla strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974 a Brescia, oltre all‘ergastolo per i due imputati rimasti, ha sancito una serie di risarcimenti milionari per i parenti delle vittime, i feriti, i sindacati e le istituzioni dello Stato.

Lo si evince dal dispositivo della sentenza con cui ieri sera i giudici, dopo tre inchieste e 12 processi, hanno condannato al carcere a vita i due allora membri del gruppo neofascista Ordine Nuovo Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte (quest‘ultimo anche confidente dei servizi segreti col nome di fonte Tritone) per la bomba fatta esplodere nella piazza bresciana durante un comizio sindacale antifascista che provocò otto morti e oltre 100 feriti.

I giudici hanno riconosociuto in totale oltre quattro milioni e mezzo di euro a parenti delle vittime e feriti a titolo di provvisionale immediatamente esecutiva, demandando il risarcimento totale al giudice civile. Di questi, ben un milione e mezzo di euro è stato riconosciuto a Giorgio Trebeschi, che all‘epoca aveva un anno e mezzo e nell‘attentato perse entrambi i genitori.

Un milione di euro, sempre a titolo di provvisionale, è stato destinato al Comune di Brescia, 300.000 euro alla Camera del lavoro di Brescia (Cgil), 200.000 a testa alle organizzazioni bresciane di Cisl e Uil. Risarcimenti da liquidare in sede civile per Presidenza del Consiglio e per il Ministero dell‘Interno.

Maggi e Tramonte potranno ora presentare ricorso alla Corte di Cassazione, che dovrebbe scrivere la parola fine su uno dei principali eventi di quella che è stat definita dagli storici la “strategia della tensione” negli anni 70.

La Cassazione dispose un nuovo processo d‘appello per i due imputati, dopo che nel nevembre 2010 vennero assolti dalla Corte d‘assise d‘appello di Brescia - insieme all‘ex esponente neonazista Delfo Zorzi (oggi cittadino giapponese), all‘ex generale dei carabinieri Francesco Delfino (deceduto) e all‘ez segretario dell‘Msi Pino Rauti (deceduto).

Quest‘ultima sentenza è la conclusione della terza inchiesta sulla strage, sempre attribuita all‘estrema destra.

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