16 luglio 2015 / 11:05 / 2 anni fa

Export Italia, per viceministro Calenda grazie ad accordo Ttip tra Ue e Usa nel 2015 crescerà del 4,5/5%

ROMA (Reuters) - Il viceministro allo Sviluppo economico, Carlo Calenda, vede per l‘Italia quest‘anno una crescita delle esportazioni fra il 4,5 e il 5% sostenuta soprattutto dall‘accordo commerciale di libero scambio transatlantico Ttip, atteso entro l‘anno.

“Mi aspetto una crescita dell‘export complessivo dell‘Italia per quest‘anno tra il 4,5 e il 5%, una crescita molto significativa”, ha detto Calenda - che ha la delega all‘export - nel corso di un convegno dell‘Unicredit.

Nel 2014 l‘export italiano si è attestato, secondo i dati Istat, a 397,996 miliardi in crescita del 2% sull‘anno precedente.

Secondo alcune stime, la Transatlantic trade and investment partnership (Ttip) potrebbe sbloccare 100 miliardi di dollari l‘anno e creare numerosi posti di lavoro sia in Europa che negli Usa.

“La Ttip per noi è un grande vantaggio. Oggi gli Usa sono protezionisti su quasi tutte le nostre aree di specializzazione, dal tessile alle piastrelle, alla gioielleria, anche in termine di tariffe. La Ttip è il modo di sfruttare quello che noi riteniamo essere il più grande potenziale inespresso per noi nell‘export che sono gli Stati Uniti”, ha aggiunto il viceministro.

Calenda ha ricordato che “già quest‘anno cresciamo [come export verso gli Usa] di un tasso a doppia cifra: saremo sul 15/20% probabilmente alla fine dell‘anno e sono numeri straordinari, ma il potenziale in più inespresso sono 10 miliardi di euro. Allora per le Piccole e medie imprese italiane che non possono soddisfare i doppi standard, che per esempio ci sono oggi nel settore delle forniture automotive, un accordo che allinei gli standard al rialzo e non al ribasso tra gli Stati Uniti e l‘Europa sarà una opportunità straordinaria di conquistare questi 10 miliardi di euro”.

Calenda dice che non è ancora chiaro su quali contenuti si potrà chiudere l‘accordo della Ue con gli Usa ma che si deve partire dai punti comuni e non da quelli più divisivi: c‘è una “convergenza su sei o sette settori che sono fondamentali, dall‘automotive alla chimica, e una serie di aperture di mercato mirate, che vanno dal buy America all‘indicazione geografica, almeno in una prima bozza di accordo”.

(Stefano Bernabei)

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