14 luglio 2015 / 08:14 / tra 2 anni

Nucleare, Iran e grandi potenze trovano storico accordo

VIENNA (Reuters) - L‘Iran e le sei grandi potenze mondiali hanno raggiunto uno storico accordo sul nucleare che pone fine a oltre un decennio di trattative intermittenti e che potrebbe cambiare gli equilibri del Medio Oriente.

L'alto rappresentante per la Politica estera dell'Ue Federica Mogherini e il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, sorridenti durante una sessione plenaria nella sede dell'Onu a Vienna, dopo il raggiungimento dello storico accordo sul nucleare. REUTERS/Leonhard Foeger

In base all‘intesa, le sanzioni imposte da Stati Uniti, Unione Europea e Nazioni Unite saranno eliminate in cambio di un freno ai programmi nucleari di Teheran che l‘Occidente temeva funzionali alla creazione della bomba atomica.

Il raggiungimento di un accordo è una grande vittoria sia per il presidente Usa Barack Obama sia per quello iraniano Hassan Rouhani, uomo pragmatico eletto due anni fa sulla promessa di ridurre l‘isolamento diplomatico di un paese di 77 milioni di abitanti. Entrambi hanno incontrato un forte scetticismo da parte dei falchi interni, dopo decenni di ostilità tra le due nazioni che si definivano rispettivamente “il Grande Satana” e membro dell’“asse del male”.

Alle trattative hanno partecipato anche Gran Bretagna, Francia, Cina e Russia (con gli Usa membri permanenti del Consiglio di sicurezza Onu) e la Germania. L‘ultima fase delle negoziazioni, durata quasi tre settimane, è stata condotta principalmente dal segretario di Stato americano John Kerry e dal ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif.

“Tutto il duro lavoro è stato ripagato e abbiamo siglato un accordo. Dio benedica il nostro popolo”, ha detto a Reuters un diplomatico iraniano prima dell‘annuncio ufficiale.

Le critiche di Israele, il più stretto alleato di Washington nel Medio Oriente, sono state immediate. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha parlato di un errore “di proporzioni storiche”. “L‘Iran otterrà un percorso sicuro verso le armi nucleari. Molte delle restrizioni che dovevano evitare che ci arrivasse saranno eliminate”, ha sottolineato prefigurando una politica di “aggressione e terrore” dell‘Iran “nella regione e nel mondo”. Sulla stessa linea il vice ministro degli esteri Tzipi Hotovely, che ha detto su Twitter che “Israele farà tutto il possibile per cercare di evitare che l‘accordo sia ratificato”, una chiara minaccia di voler usare la sua influenza sul Congresso Usa che deve dare il via libera all‘intesa entro 60 giorni.

Il Congresso è sotto il controllo dei Repubblicani, da sempre scettici sulle aperture dell‘amministrazione Obama (iniziate segretamente più di due anni fa) verso un paese che è stato nemico degli Stati Uniti dai tempi della rivoluzione islamica del 1979. Nel caso di una bocciatura, il presidente Usa potrà porre il veto e a quel punto per far naufragare l‘accordo dovrebbero votare contro i due terzi dei parlamentari.

PREVISTO MECCANISMO DI REINTRODUZIONE DELLE SANZIONI

Diplomatici occidentali hanno spiegato che in base all‘accordo, l‘Iran ha accettato un meccanismo di reintroduzione delle sanzioni entro 65 giorni in caso di violazione dell‘intesa. L‘embargo Onu sulle armi resterà in vigore per cinque anni e il bando all‘acquisto di tecnologia per missili durerà altri otto anni.

L‘Iran potrà per contro tenere in funzione tutti gli impianti nucleari e continuare ad arricchire l‘uranio.

In parallelo l‘autorità di vigilanza sul nucleare dell‘Onu, l‘International Atomic Energy Agency (IAEA), ha annunciato un accordo con l‘Iran che prevede una roadmap per risolvere le questioni rimaste in sospeso entro la fine dell‘anno.

L‘intesa generale con le grandi potenze dipende dal fatto che la IAEA sia messa nelle condizioni di fare delle ispezioni nei siti nucleari iraniani e che l‘Iran risponda alle sue domande su eventuali scopi militari del vecchio programma.

Oltre a Israele, che Teheran non riconosce, anche altri alleati degli Usa nella regione sono preoccupati del possibile rafforzamento dell‘Iran. In generale gli stati arabi guidati da musulmani sunniti, prima tra tutti l‘Arabia Saudita, temono che l‘Iran, sciita, appoggi i loro nemici nei conflitti in Siria, nello Yemen e altrove.

D‘altro canto gli Usa hanno un forte interesse a migliorare le relazioni con l‘Iran per combattere lo Stato Islamico, gruppo militante sunnita che ha occupato parte di Siria e Iraq.

Per l‘Iran, la fine delle sanzioni potrebbe portare a un boom economico grazie soprattutto all‘eliminazione delle restrizioni sull‘esportazione di petrolio.

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below