11 luglio 2015 / 16:40 / 2 anni fa

BREAKINGVIEWS-Hugo Dixon: spaccatura Syriza migliore risultato per Grecia

ATENE (Reuters) - La spaccatura di Syriza è la migliore notizia dell‘anno dalla Grecia.

Un venditore di biglietti della lotteria aspetta i clienti in un mercato nel centro di Atene. REUTERS/Jean-Paul Pelissier

Il primo ministro Alexis Tsipras si è assicurato uno schiacciante sostegno parlamentare oggi per la sua svolta su austerità e riforme, ma il suo partito di sinistra radicale si è spaccato.

Ora probabilmente emergerà un nuovo governo, più serio nell‘implementare il programma di bailout che dovesse venire negoziato coi creditori.

Al momento certo non c‘è un accordo. Il Parlamento greco ha sostenuto la proposta di Tsipras, ma i creditori chiederanno altre concessioni. Detto questo, è difficile aspettarsi un‘altra svolta da Tsipras dal momento che ha capitolato.

Anche se 251 dei 300 membri del Parlamento greco hanno sostenuto la proposta di Tsipras, questa è passata solo con l‘aiuto dell‘opposizione. Il primo ministro ha potuto contare infatti solo su 145 parlamentari di Syriza e degli alleati dell‘estrema destra, i Greci Indipendenti, cioè sei meno della maggioranza.

Soprattutto, 15 dei parlamentari di Syriza che hanno sostenuto Tsipras hanno chiarito di essere contrari al programma, e altri potrebbero sfilarsi in futuro. Perciò il governo greco non può continuare, e ha davanti tre opzioni.

La prima è creare un governo tecnico sostenuto dagli elementi più moderati di Syriza e dai tre partiti di opposizione filo-europei: Nuova Democrazia, To Potami e Pasok. Sarebbe un governo con una maggioranza forte.

In questo scenario, Tsipras passerebbe il testimone a un nuovo primo ministro non politico come Panagiotis Pikrammenos, un giudice che è stato brevemente premier nel 2012, o a Yannis Stournaras, il governatore della banca centrale già ministro delle Finanze.

Un inconveniente è che i tecnici non avrebbero legittimità democratica. Un altro problema è che Tsipras potrebbe decidere di far cadere il loro governo, come successe a Lucas Papademos, ex governatore della banca centrale che divenne premier nel 2011 ma non poté portare a termine il mandato dopo la defezione di Nuova Democrazia.

Tuttavia un primo ministro tecnico potrebbe indire un referendum per sostenere l‘accordo raggiunto coi creditori, cancellando il risultato del plebiscito del 5 luglio.

Una seconda opzione sarebbe quella di formare una grande coalizione tra i moderati di Syriza e i tre partiti filo-europei. La principale differenza tra questo e il governo tecnico è che Tsipras resterebbe al suo posto e la maggior parte dei ministri sarebbe di estrazione politica.

In questo scenario, Tsipras probabilmente conterebbe solo su un centinaio di parlamentari di Syriza. Così il baricentro della coalizione sarebbe moderato, e questo accrescerebbe le possibilità di realizzare con successo il programma.

Ci sarebbe ancora il rischio che Tsipras si stanchi di far passare misure impopolari. Ma l‘opposizione potrebbe evitarlo dicendo che parteciperebbe alla coalizione solo dopo che Tsipras avesse mostrato, per almeno un mese, di essere serio circa le riforme. Potrebbe anche insistere su un secondo referendum per legittimare il programma.

A Tsipras non piacerebbe né un governo tecnico, con il quale dovrebbe rinunciare al potere, né una grande coalizione, nella cui cornice dovrebbe invece condividerlo.

Quindi potrebbe optare per una terza possibilità: formare una coalizione solo con To Potami. Ma il partito centrista ha detto che non andrebbe al governo con Syriza se fosse ancora alleato con Greci Indipendenti. Questo significa che per Tsipras sarebbe matematicamente impossibile dare vita a una mini coalizione del genere.

Tsipras potrebbe anche decidere di andare a nuove elezioni, ora o nel giro di pochi mesi, se l‘Eurozona facesse capire chiaramente di voler tenere le banche greche a galla fin dopo un eventuale voto. Ma supponendo che i creditori facciano ciò che è necessario per impedire il collasso del sistema finanziario durante la campagna elettorale, nuove elezioni potrebbero essere una buona opzione.

Tsipras probabilmente vincerebbe nuovamente, e potrebbe allontanare i ribelli e rimpiazzarli con parlamentari più moderati. Tornerebbe quindi come premier con alle spalle un partito più deciso a realizzare il programma di bailout.

Ma il premier greco potrebbe anche perdere le elezioni. Anche se questo non sembra probabile al momento perché l‘opposizione è nel caos, i tre partiti filo-europei hanno infatti avuto colloqui per dar vita a un fronte comune. Anche una loro eventuale vittoria sarebbe una buona notizia, perché il nuovo governo sarebbe impegnato ad adempiere alle promesse fatte dalla Grecia ai creditori.

A questo punto, la situazione politica del Paese resta confusa, ma le possibilità che la Grecia implementi un eventuale accordo sono aumentate.

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