3 luglio 2015 / 10:04 / tra 2 anni

ECONOMICA / Btp alla sfida della Grecia dopo semestre record

MILANO (Reuters) - A fine gennaio il Btp decennale in asta era stato assegnato a un prezzo superiore a 108. Cinque mesi dopo, il 30 giugno, il prezzo di aggiudicazione è sceso sotto 93.

Il ministero delle Finanze a Roma. REUTERS/Alessandro Bianchi

Il divario di prezzo ben rappresenta il mutato clima nei confronti dei titoli di Stato italiani. E la più alta cedola di gennaio - 2,50% rispetto all‘1,50% di giugno - spiega solo in parte la differenza.

Il clima è cambiato. Al centro vi è l‘esplosione della questione greca che nelle ultime settimane ha allontanato gli investitori dai titoli dei paesi non core come l‘Italia a favore dei titoli tedeschi.

Ma già in precedenza si era visto uno stop alla corsa dei Btp. In corrispondenza del ritorno dei prezzi al consumo europei in territorio positivo il rendimento dei bund è risalito ma questo non ha portato a una chiusura del differenziale Italia/Germania. Anzi, lo spread, sceso sotto i 90 punti base e per la prima volta ai livelli pre-crisi del 2008, da aprile si è progressivamente riallargato con un rilevante rimbalzo dei tassi nominali dei Btp.

A questo punto la stima del Tesoro di una spesa per interessi 2015 a 75 miliardi è un target pienamente raggiungibile guardando ai dati del primo semestre - con un costo della raccolta al minimo storico dello 0,74% - più a rischio in base alle prospettive del secondo.

Nell‘ipotesi di una soluzione morbida della crisi greca lo scenario appare ovviamente più in discesa e il rendimento del Btp decennale poco sopra il 2%, indicato nelle ipotesi del Def, ancora realistico. A fine giugno, a rottura delle trattative sulla Grecia avvenute, il tasso in asta si è attestato al 2,35%, al massimo da otto mesi.

GREXIT

Ma in caso di Grexit è lecito chiedersi se il quantitative easing, nato dall‘esigenza di riportare l‘inflazione vicina al 2% e non di sostenere i titoli di Stato in difficoltà, sarà uno strumento sufficiente per affrontare ondate di vendite, favorite da bassi prezzi di carico che le renderebbero in gran parte profittevoli.

Il governatore della Banca d‘Italia Ignazio Visco non manca occasione di sottolineare i pericoli relativi al debito pubblico italiano. Ieri ha ricordato che la sua sostenibilità si basa su un sentiero di crescita economica maggiore dell‘attuale. Mentre un mese fa aveva fatto capire come il paese più a rischio dopo la Grecia sia proprio l‘Italia.

Il Tesoro nel primo semestre ha giocato di anticipo collocando più del 60% delle esigenze annue. Non solo, nel bimestre luglio-agosto, al netto degli acquisti della Banca centrale europea, sono attese emissioni nette negative, un fattore che riduce lo spazio di forti vendite di Btp.

Secondo l‘agenzia di rating Standard & Poor’s da qui al 2016 la ricaduta della Grexit sui costi del funding del Tesoro italiano sarebbe pari a 11 miliardi con un rendimento del decennale attestato in area 3,5%.

Tra strategist e operatori di mercato l‘ipotesi di un attacco speculativo da parte di hedge fund e altri soggetti interessati non viene esclusa.

Il passaggio successivo punta a Mario Draghi. In presenza di tassi dei Btp sotto pressione è ipotizzabile che la Bce ne incrementi gli acquisti?

In passato di fronte all‘acutizzarsi della crisi Francoforte non si è tirata indietro. Nel 2011 e nel 2012 con il Security Market Program (SMP) ha concentrato gli acquisti sui titoli dei paesi periferici con quelli italiani nettamente al primo posto per quantità. Mentre oggi i rigidi paletti del QE, legando l‘operatività sui titoli dei singoli paesi al peso dello Stato nel capitale Bce, implicano che nel caso di maggiore attività sui Btp dovrebbe aumentare ancora di più quella sui Bund.

Un eventuale nuovo intervento non è quindi facilmente individuabile, ma l‘attenzione di Francoforte si è già rafforzata. All‘inizio di questa settimana, di fronte alla rottura delle trattative tra Bruxelles e Atene, la Bce ha informalmente sondato alcune sale operative attive sui Btp per avere un feedback su eventuali movimenti di mercato anomali.

E per il mondo della finanza Draghi rimane sempre l‘uomo che a difesa dell‘euro disse: ‘Whatever it takes’. Spingendo la speculazione alla ritirata.

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