December 10, 2019 / 3:51 PM / 8 months ago

Ue, come potrebbe essere la 'carbon tax' e chi ne verrebbe colpito

BRUXELLES (Reuters) - La Commissione europea sta pensando a un’imposta frontaliera sulle emissioni di carbonio volta a proteggere i produttori di acciaio europei e altri settori ad alto consumo energetico dall’importazione di materiali più economici da paesi con politiche sul clima meno rigide.

Le ciminiere della centrale elettrica di Belchatow, la più grande centrale elettrica a carbone d'Europa. REUTERS/Peter Andrews/Files

     Il presidente dell’esecutivo europeo, Ursula von der Leyen, entrata in carica l’1 dicembre, presenterà oggi un primo schema del suo “Green Deal”, un pacchetto di regole mirato a ridurre drasticamente le emissioni di carbonio del blocco dei 28.

     Il pacchetto includerà un “meccanismo frontaliero di regolamentazione delle emissioni” per settori selezionati che sarà introdotto entro il 2021, secondo un documento della Commissione che è trapelato, sebbene i dettagli di progettazione e fattibilità siano ancora in fase di elaborazione.

     Il piano potrebbe essere inizialmente testato sui settori dell’acciaio, cemento e alluminio, secondo un altro documento Ue.

Tuttavia, è probabile che la proposta vada incontro ad alcuni vincoli giuridici, economici e politici, come indicato di seguito.

TASSA SU IMPORTAZIONI

In base a questa opzione, gli importatori Ue di acciaio, alluminio e altri prodotti con elevata componente di carbonio dovranno acquistare delle quote di emissione come già fanno i produttori Ue nell’ambito dell’Emissions Trading System (ETS), il sistema di scambio di quote di emissione europeo.

     Ciò introdurrebbe effettivamente una tassa sull’import e aumenterebbe il prezzo delle merci importate, alimentando la competitività dei metalli e di altre merci prodotte nell’Ue.

     L’obiettivo sarebbe quello di contrastare la “rilocalizzazione delle emissioni” (carbon leakage), in base alla quale le imprese Ue sono penalizzate da importazioni più economiche da paesi che applicano norme meno rigorose per affrontare il cambiamento climatico.

     Tuttavia, una tale mossa rischia di violare le norme dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO), che richiedono la parità di trattamento per prodotti simili e nessuna discriminazione tra produttori nazionali ed esteri.

TASSA EMISSIONI IN TUTTA LA UE

Il rispetto delle norme del WTO potrebbe essere più semplice se l’imposta sull’import fosse accompagnata da una tassa sul carbonio su tutte le merci, comprese quelle prodotte nella Ue.

     Con questa opzione, la questione della rilocalizzazione delle emissioni potrebbe essere affrontata concretamente perché i produttori stranieri pagherebbero un’imposta più elevata qualora inquinassero più di altri produttori.

     Ma, così facendo, i produttori Ue dovrebbero affrontare dei problemi importanti, poiché i prezzi delle loro esportazioni aumenterebbero, rendendoli meno competitivi all’estero. Ciò potrebbe avere un impatto considerevole su alcuni settori. I produttori Ue di acciaio, ad esempio, esportano oltre il 10% della produzione.

     Un’imposta in tutta la Ue avrebbe inoltre bisogno del sostegno unanime di tutti gli Stati membri, contrariamente alla maggior parte delle altre risoluzioni Ue che sono decise a maggioranza. I tentativi passati di introdurre imposte su tutto il blocco, però, sono falliti dal momento che i governi sono restii a trasferire i poteri di imposizione fiscale a Bruxelles.

RIFORMA ETS

Entrambe le opzioni richiederebbero una riforma dell’ETS che attualmente concede un trattamento di favore ai settori ad alto consumo energetico che lottano per competere con le importazioni da paesi con regole climatiche più permissive.

     Ai sensi delle normative Ue, l’acciaio, l’estrazione mineraria e il cemento sono tra i settori dell’Ue che beneficiano di quote di carbonio gratuite fino al 2030, poiché sono considerati a rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio.

     Con una nuova tassa sul carbonio, tali esenzioni dovrebbero essere eliminate. I produttori dell’Ue temono di poter perdere il sostegno finanziario esistente in cambio di una tassa sulla concorrenza che potrebbe essere contestata dal WTO e che potrebbe anche causare ritorsioni dagli Stati Uniti e da altri partner commerciali.

PRIORITA’

La Commissione ha segnalato che una tassa sul carbonio verrebbe introdotta nell’ambito di una più ampia revisione dell’Ets, ma non è chiaro se le due riforme possano procedere simultaneamente.

Alcuni funzionari europei hanno affermato che la tassa sul carbonio potrebbe essere approvata solo dopo la revisione dell’ETS, che ha lo scopo di aumentare il prezzo del carbonio, che ora oscilla intorno ai 25 euro per tonnellata. Tale aumento dei prezzi sarebbe raggiunto tagliando quote gratuite e ampliando il campo di applicazione dell’ETS.

     La Commissione proporrà di includere il settore dei trasporti marittimi nell’ETS e di ridurre le quote gratuite per le compagnie aeree entro il giugno 2021, come indica un documento interno.

     Una bozza dell’elenco delle misure pianificate non include l’eliminazione del trattamento di favore esistente verso le altre industrie ad alto consumo energetico.

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