October 24, 2019 / 10:35 AM / a month ago

Alla prova della mobilità elettrica, Brembo prova a mettere il freno al rumore

BERGAMO (Reuters) - I particolari freni colorati di Brembo sono montati su molte delle macchine più veloci al mondo, ma quando si parla di veicoli elettrici del futuro, l’azienda deve affrontare un problema: i freni tradizionali sono rumorosi.

I dischi freno prodotti nello stabilimento di Brembo a Curno, nella provincia di Bergamo. REUTERS/Alessandro Garofalo

Senza il ruggito dei motori a scoppio ad alte prestazioni che sovrasta quello dei freni in azione, questi rischiano di diventare una distrazione per i conducenti che si godono il relativo silenzio dei veicoli elettrici a batteria.

Sviluppare freni più silenziosi è solo una delle sfide che l’azienda deve affrontare nel tentativo di espandersi oltre il suo business storico e affrontare la minaccia posta alla tecnologia tradizionale dall’evoluzione del settore auto nell’era digitale.

Brembo sta sviluppando un sistema di freni ‘brake-by-wire’, più leggeri e destinati a sostituire i classici componenti idraulici del sistema frenante, ma deve confrontarsi con l’avvento dei cosiddetti sistemi di frenaggio rigenerativi nelle auto elettriche ed ibride, che recuperano l’energia che viene dissipata durante la frenata ricaricando la batteria.

“I motori elettrici non fanno rumore, quindi il sistema di frenaggio potrebbe eventualmente disturbare i passeggeri”, dice a Reuters Matteo Tiraboschi, vice presidente esecutivo di Brembo.

“I passeggeri potrebbero guardare un film all’interno della vettura grazie al sistema di guida autonoma, dunque il nostro obiettivo è anche quello di rendere i freni sempre più silenziosi”, ha affermato Tiraboschi durante un’intervista presso il quartier generale dell’azienda, a Bergamo.

Fondata nel 1961 in una piccola officina vicino a Bergamo, l’azienda a conduzione familiare ritiene che quella di un’acquisizione sia la strada da percorrere per l’espansione nel campo dei dispositivi digitali e per tenere il passo del cambiamento tecnologico e d’utilizzo dell’auto.

Brembo non è da sola. La produttrice di componenti auto tedesca ZF Friedrichshafen ha ad esempio acquisito la rivale statunitense Wabco per oltre 7 miliardi di dollari quest’anno, per aumentare la propria competenza nel campo delle tecnologie per la guida autonoma.

“Le macchine saranno sempre più un servizio”, commenta Tiraboschi. “Si presterà sempre meno attenzione alle prestazioni. Una lampadina è o accesa o spenta: tutti i motori elettrici forniscono la loro potenza in maniera immediata”.

“Ciò a cui la gente guarderà saranno gli interni, il comfort e l’infotainment”, aggiunge.

OLTRE I FRENI

Tiraboschi spiega che Brembo, che fornisce i suoi freni a marchi di prestigio come Ferrari, Tesla, BMW e Mercedes, così come a molte scuderie di Formula 1, resta concentrata sul settore auto per acquisizioni.

“Dobbiamo completare la gamma di prodotti che offriamo ma deve essere coerente con ciò che facciamo adesso”, ha detto Tiraboschi, aggiungendo che la ricerca del potenziale target d’acquisizione è focalizzata su segmenti come quelli dell’elettronica, della guida autonoma e dell’infotainment.

Lo scorso giugno il manager ha detto che la società — che capitalizza circa 3,1 miliardi di euro — punta a un obiettivo di “dimensioni significative”, grande anche quanto la stessa Brembo.

Quest’anno la società ha deciso l’introduzione del voto maggiorato, che permetterebbe alla famiglia controllante di mantenere il comando anche se la sua quota dovesse scendere sotto al 50% dopo un’acquisizione.

Sebbene il fatturato di Brembo sia atteso in calo del 2%-3% quest’anno rispetto ai 2,64 miliardi del 2018, a causa della persistente debolezza del mercato globale dell’auto, Tiraboschi spiega che l’azienda vuole raddoppiare i ricavi nei prossimi anni.

“Questo non è facile farlo solamente con quello che facciamo oggi visto che le nostre quote di mercato sono già molto alte”, spiega. “Dobbiamo pensare a qualcosa di diverso dai freni”.

L’analista di Mediobanca Andrea Balloni osserva che l’obbiettivo sui ricavi è “impegnativo ma raggiungibile attraverso un’acquisizione”.

“Tuttavia pone dei rischi in termini di diluizione dei margini e per il possibile pagamento di un premio elevato in un momento in cui tutto il settore auto tratta a su multipli molto bassi”, spiega Balloni.

Secondo gli analisti, lo sviluppo dei freni rigenerativi, connessi cervello elettronico delle vetture, potrebbero ridurre la propensione di case automobilistiche e consumatori a spendere per sistemi tradizionali a pinze, pastiglie e dischi.

Luca Testa di AlixPartners prevede che i freni tradizionali perderanno centralità: “Saranno quindi probabilmente più piccoli, economici e richiederanno meno manutenzione”.

Ma Tiraboschi si dice convinto che la mobilità elettrica non segnerà la fine dei freni tradizionali, dato che sistemi frenanti affidabili saranno essenziali per vetture più pesanti come quelle ibride o elettriche.

“Se guidi su un passo alpino e devi frenare all’improvviso, devi avere freni tradizionali”, dice Tiraboschi. “Non riesco a immaginare che lo si possa fare in sicurezza solo con un sistema elettrico”.

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