October 17, 2019 / 4:05 PM / a month ago

Saipem, su profit warning 2013 Tribunale ammette solo 50 parti civili su 770 richieste

Il logo della Saipem sul ponte della nave di perforazione petrolifera Saipem 10000, nel porto di Genova, Italia. REUTERS/Alessandro Garofalo

MILANO (Reuters) - Il Tribunale di Milano davanti al quale si celebra il processo per falso in bilancio e aggiotaggio a carico di Saipem e quattro suoi ex manager, ha ammesso oggi come parti civili solo 50 piccoli azionisti sugli oltre 770 che avevano fatto richiesta, escludendo anche le associazioni Codacons, Confconsumatori, Codice e City.

Il processo vede imputati la società stessa, l’ex vicepresidente e AD Pietro Tali, l’ex AD Umberto Vergine, l’ex Coo della business unit Engineering e Construction Pietro Varone e l’ex dirigente per la redazione dei documenti contabili Stefano Goberti per il profit warning sui conti lanciato da Saipem in una conference call a borsa chiusa nel gennaio 2013.

Con un’ordinanza letta oggi in aula il presidente del collegio giudicante, Antonella Bertoja, ha deciso di respingere le richieste di tutti coloro che non avevano allegato alla domanda di costituzione la certificazione del possesso delle azioni (nel periodo rilevante per la causa) rilasciata dall’intermediario abilitato (Monte Titoli) secondo il regolamento “post trading”.

Il collegio, nel respingere oltre il 90% delle domande, non ha dato nessuna possibilità di poter integrare la documentazione.

La procura di Milano sostiene che vennero nascoste al mercato già note criticità sul budget previsto per il 2013 in particolare nel comunicato stampa del 24 ottobre 2012 e nella conference call dello stesso giorno, omettendo di riferire le previsioni interne che vedevano un calo dell’Ebit, inferiore al 2012 per circa un miliardo di euro, e anzi, sostiene il pm Giordano Baggio, programmando di abbellire il budget previsionale con “l’inserimento di commesse fittizie ad alta marginalità”.

Per quel che riguarda l’imputazione di false comunicazioni sociali, la procura fa riferimento al fatto di non aver rappresentato nel bilancio 2012 alcuni extra costi per penali che l’azienda avrebbe dovuto pagare, per un totale di ricavi superiori al reale di 245 milioni.

Tutti gli imputati hanno sempre respinto le accuse.

La prossima udienza del processo è fissata per il 12 dicembre.

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Emilio Parodi, in Redazione a Roma Francesca Piscioneri

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