October 4, 2019 / 12:39 PM / a month ago

Vecchia guardia Bce contro politica monetaria di Draghi

FRANCOFORTE (Reuters) - Sei ex banchieri della zona euro hanno criticato oggi la politica monetaria ultra accomodante della Bce sotto la presidenza di Mario Draghi, sostenendo che non abbia funzionato e che puntasse probabilmente a finanziare i governi indebitati.

Il presidente della Banca centrale europea (Bce) Mario Draghi incontra il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis (non nella foto) presso il Maximos Mansion ad Atene, in Grecia, il 2 ottobre 2019. REUTERS/Costas Baltas

In un documento di due pagine, gli ex membri del board Bce Juergen Stark e Ottmar Issing, insieme a altri ex banchieri centrali di Germania, Francia, Austria e Paesi Bassi, hanno scritto che lo stimolo aggressivo della Bce era ingiustificato, che ha contribuito a gonfiare i prezzi degli immobili e che potrebbe addirittura piantare il germe della prossima crisi.

L’attacco è arrivato in un momento di divergenze all’interno della Bce, con oltre un terzo dei banchieri che il mese scorso si è opposto a stampare altra moneta, riflettendo la radicale revisione delle politiche dell’istituzione, un tempo conservatrice, sotto la guida di Draghi.

Il memorandum è stato consegnato ai giornalisti a meno di un mese dall’uscita di Draghi, che lascerà la guida dell’istituto centrale a Christine Lagarde.

Lagarde ha dichiarato durante l’audizione al Parlamento europeo di conferma della sua designazione che una politica monetaria espansiva era necessaria ma ha avuto effetti collaterali. Gli analisti si aspettano che la nuova presidente segua ampiamente la linea di Draghi, che ha sostenuto nel suo precedente incarico alla guida del Fondo monetario internazionale.

“Come ex banchieri centrali e come cittadini europei, stiamo assistendo alla crescente crisi della Bce con crescente preoccupazione”, hanno scritto i sei firmatari, la maggior parte dei quali ha tra i 70 e gli 80 anni.

Stark, tedesco, si è dimesso dalla carica di capo economista della Bce nel 2011 in conflitto con la politica della banca di acquistare titoli di stato per combattere la crisi del debito della zona euro.

La scorsa settimana, Sabine Lautenschlaeger è diventata la quarta tedesca in meno di un decennio a lasciare l’Eurotower in anticipo.

Modellata sulla Bundesbank tedesca e con il target di contenere l’inflazione, la Bce è stata più lenta dei suoi pari in Gran Bretagna e negli Stati Uniti nel ricorrere a massicci acquisti di obbligazioni in risposta alla crisi finanziaria del 2008.

Solo con la presidenza di Mario Draghi nel 2011 la Bce ha abbandonato l’ortodossia tedesca, spingendo gradualmente i tassi sotto lo zero e acquistando circa 2,6 miliardi di euro di obbligazioni della zona euro, per lo più governative.

La Bce ha utilizzato questi strumenti straordinari per scongiurare la minaccia della deflazione o di una sostenuta caduta dei prezzi.

Ma queste politiche hanno alimentato il malcontento in Germania e in altri paesi che temono che i risparmiatori siano penalizzati e che si troveranno un giorno a pagare il conto di governi non oculati.

“Il sospetto che dietro questa politica ci sia l’intenzione di proteggere i governi fortemente indebitati da un aumento dei tassi di interesse sta diventando sempre più fondato”, dice il memorandum.

Tra i firmatari del testo, ci sono gli ex governatori delle banche centrali di Austria (Klaus Liebscher), Paesi Bassi (Nout Wellink) e Germania (Helmut Schlesinger), e un ex vice governatore della Banca di Francia, Hervé Hannoun.

L’ex governatore francese Jacques de Larosière non ha firmato ma è indicato tra coloro che condividono i contenuti del documento.

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