September 18, 2019 / 10:43 AM / 3 months ago

Fiat non può aspettare per sempre che Renault risolva le sue questioni

Il logo del Renault ed il logo del Fiat, visti a Nizza, Francia. REUTERS/Eric Gaillard

LONDRA (Reuters) - Il matrimonio fallito dal valore di 36 miliardi di euro tra le case automobilistiche Renault e Fiat Chrysler Automobiles ha ancora molto senso. Eppure questo diventa sempre meno vero ogni giorno che passa.

Il presidente Fiat John Elkann ha ritirato la sua offerta di fusione a giugno dopo che lo Stato francese ha fatto capire di volere che Renault — di cui possiede una quota del 15% — risolvesse prima le questioni relative alla sua alleanza con la giapponese Nissan Motor. Ciò mette in standby 5 miliardi di euro in potenziali risparmi di costi — un valore di 33 miliardi oggi per gli investitori, quasi quanto la capitalizzazione combinata delle due società.

Questi extra sono ancora a disposizione, ma il tempo sta scadendo. Molti di questi risparmi richiedevano l’adozione da parte di Fiat di tecnologie e design di base per auto, noti come “piattaforme”, che Renault aveva già sviluppato.

Prendiamo, per esempio, i veicoli a basse emissioni. La società di Elkann, con forte dipendenza da Jeep e Dodge, ha lesinato negli investimenti in quest’area. Nel 2018 e 2019, le spese complessive in conto capitale di Fiat ammonteranno a 13,7 miliardi di euro, o il 6% dei ricavi, secondo i dati di Refinitiv. Se Elkann invece avesse investito l’8% — il ratio di Renault — le spese di Fiat sarebbero più alte di quasi un terzo, a 18 miliardi di euro. 

Perché questo è un problema? Immaginate che Renault passi altri sei mesi a corteggiare il suo partner poco entusiasta e azionista al 15% Nissan, i cui due consiglieri avevano intenzione di astenersi l’ultima volta in occasione del voto del consiglio d’amministrazione Renault sulla fusione. Ciò porterebbe Elkann a marzo del 2020.

L’accordo verrebbe probabilmente rimandato da una lunga revisione antitrust fino al 2021 — anno in cui incombono le norme europee sulle emissioni di Co2. Queste tempistiche non promettono bene per Fiat, la cui flotta di veicoli relativamente ‘sporca’ è più lontana di altre grandi case automobilistiche europee dal raggiungere il target del 2021, secondo quanto stimato da Goldman Sachs. 

Elkann ha altre opzioni, tra cui fare investimenti utilizzando la gigantesca liquidità netta di Fiat, che dovrebbe raggiungere i 4,5 miliardi di euro alla fine del 2019. Potrebbe anche allearsi con il colosso tedesco Volkswagen, che sta costruendo la più grande piattaforma dedicata per veicoli elettrici al mondo; o addirittura stringere un accordo con la francese Peugeot.

La casa automobilistica di Torino probabilmente sceglierà una di queste opzioni di riserva se Renault non sarà tornata al tavolo delle trattative entro il 2020, hanno detto a Breakingviews tre persone a conoscenza della proposta originale di fusione. E questo assegna all’operazione una data di scadenza che si avvicina velocemente.

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