December 18, 2018 / 4:23 PM / 8 months ago

Algeria, nessuna prova su Eni, Saipem consapevole tangenti

MILANO (Reuters) - Non ci sono prove del coinvolgimento degli allora vertici dell’Eni, e quindi della società stessa, mentre l’ex presidente e AD di Saipem, e quindi la società, erano a conoscenza, e parte attiva, nella erogazione di tangenti per appalti in Algeria.

E’ quanto scrivono i giudici della quarta sezione penale del Tribunale di Milano nelle motivazioni della sentenza, che Reuters ha potuto leggere, con cui il 19 settembre hanno condannato l’ex massimo dirigente di Saipem Pietro Tali a quattro anni e nove mesi di reclusione per corruzione internazionale e la società a una confisca di 197,9 milioni di euro e a una multa di 400.000 euro, e hanno invece assolto con formula piena Eni e il suo ex AD Paolo Scaroni.

“Mancando la prova di un accordo corruttivo unico — scrivono i giudici nelle 199 pagine di sentenza — difetta altresì la prova di un coinvolgimento di Scaroni e di Vella (Antonio Vella, attuale chief upstream officer di Eni, ndr) nella vicenda relativa alle commesse aggiudicate a Saipem e neppure è dato rinvenire un qualche coinvolgimento di Eni in tale episodio corruttivo”.

“L’estraneità dei vertici Eni alla corruzione internazionale, con riferimento alle commesse — proseguono i giudici — determina il difetto del criterio di imputazione del reato all’ente che è il presupposto della affermazione della responsabilità amministrativa dipendente dal reato ex lege n. 231/2001”.

Per quel che riguarda la posizione della controllata Saipem invece, scrivono i giudici che “all’accordo corruttivo unico, raggiunto da Tali con Khelil (ex ministro del Petrolio dell’Algeria, ndr), i quali trattavano in posizione paritetica, seguivano la dazione delle tangenti, come concordate nella misura di circa il 3% del valore delle commesse aggiudicate a Saipem”.

Saipem, secondo quel che scrivono i giudici non avrebbe svolto “i corretti controlli sugli intermediari” nell’operazione per l’aggiudicazione dei contratti per il gas algerino.

Controlli che avrebbero evidenziato un fatto che i giudici hanno stabilito peraltro noto ai manager imputati, cioè che dietro la società intermediaria Pearl Partners si celava il destinatario della presunta maxi-tangente, l’allora ministro algerino del Petrolio, Chekib Khelil.

Ora i legali della società e degli altri cinque condannati in primo grado hanno 90 giorni di tempo per presentare ricorso in appello.

Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below