December 12, 2018 / 2:59 PM / a year ago

ANALISI - Voto a marzo escluso, ma Quirinale osserva mosse Salvini

ROMA (Reuters) - Il leader della Lega Matteo Salvini ha smentito oggi di voler rompere con il M5s e andare a elezioni anticipate a marzo 2019.

Il vicepremier Matteo Salvini al Quirinale. REUTERS/Alessandro Bianchi

Sa che il capo dello Stato non scioglierebbe le Camere, se ci fosse una nuova maggioranza alternativa a quella gialloverde.

“Altrimenti sarebbe un golpe”, dice una fonte che ha parlato con Sergio Mattarella, ricordando che il presidente non intende certo derogare dalla prassi costituzionale.

C’è però da considerare la trattativa con Bruxelles sulla manovra, osserva la fonte, che oggi vedrà impegnato il premier Giuseppe Conte in un confronto cruciale con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker.

Roma potrebbe voler sfruttare le difficoltà interne del presidente francese Emmanuel Macron, costretto a costose promesse per placare la rabbia dei gilet gialli, che farebbero salire oltre il 3% il rapporto deficit/Pil.

Ma il commissario europeo all’Economia Pierre Moscovici ha risposto oggi che le situazioni dei bilanci francese e italiano non sono paragonabili, e che l’Italia ha violato per anni i criteri sui conti pubblici.

Il Quirinale osserva gli sviluppi e si aspetta che, in mancanza di un’intesa, l’eventuale avvio della procedura di infrazione potrebbe avere “contraccolpi fortissimi a livello di governo”, dice la fonte.

Finora le tensioni che da giugno a oggi hanno animato la maggioranza “populista”, dal Tap alla Tav passando per le insofferenze del M5s per il decreto Sicurezza, non hanno spinto Salvini a rompere il contratto di governo, nonostante la crescita dei sondaggi e gradimento lo accreditino come il vero leader dell’esecutivo.

In caso di rottura con Bruxelles sul bilancio, Salvini potrebbe dunque essere tentato di impostare la sua campagna elettorale per le europee contro la nomenklatura Ue, abbandonando la recente linea più moderata che ha imposto ai suoi sulle questioni economiche.

Il leader leghista, però, non può controllare tutti gli eventi.

Può dire di no a un’eventuale ribaltone con il centrodestra, sostenuto da pattuglie di parlamentari di vari gruppi, per cercare di sfruttare la posizione e i sondaggi che indicano un raddoppio dei voti, se si andasse a elezioni oggi.

Ma non può impedire che a staccare la spina di questo governo possa essere invece il M5s, che a un alleato così ingombrante, potrebbe a un certo punto preferire un accordo col centrosinistra, in piena crisi di identità.

Sono per ora ipotesi che appaiono fantasiose, ascoltando Salvini e Di Maio che assicurano che il governo durerà cinque anni.

Ma resterebbero decisioni nelle mani dei leader politici, per scelte che esulano dai compiti del presidente, ricorda la fonte.

(Massimiliano Di Giorgio)

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