July 3, 2018 / 3:38 PM / 10 months ago

Lega, motivazioni Cassazione: procura Genova potrà procedere a ulteriori sequestri

Il ministro dell'Interno Matteo Salvini. REUTERS/Tony Gentile

ROMA (Reuters) - La procura di Genova potrà procedere a ulteriori sequestri sui conti e depositi della Lega, anche di somme percepite dopo il provvedimento di sequestro di 48,9 milioni emesso il 4 settembre 2017, fino al raggiungimento di quella somma, e il sequestro “per equivalente” non esclude che possa continuare ad avere efficiacia il sequestro diretto.

Lo si legge nelle motivazioni, depositate oggi, della sentenza con cui lo scorso 13 aprile la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della procura ligure contro la decisione del Riesame che a novembre 2017 accogliendo il ricorso di Matteo Salvini - per evitare una estensione del sequestro cautelare a tempo indeterminato e che il sequestro andasse a colpire anche beni non frutto del reato - aveva escluso ulteriori sequestri sui conti della Lega per la presunta truffa sui rimborsi elettorali risalente alla gestione Bossi-Belsito tra il 2008 e il 2010. 

La Lega — attraverso l’amministratore del partito, Giulio Centemero — ha espresso il proprio stupore parlando di “totale trasparenza e onestà” nella gestione del movimento.

Dalle motivazioni, viste da Reuters, emerge che per la Cassazione, non c’è alcuna ragione di escludere ulteriori sequestri futuri (fino alla concorrenza dei 48,9 milioni frutto del reato) anche di somme che la Lega dovesse incamerare in futuro, dal momento che quando il profitto del reato è costituto da denaro non c’è bisogno di dimostrare il nesso di causalità tra le somme da sottoporre a sequestro e il reato stesso. 

“La richiesta avanzata in corso di esecuzione dal pubblico ministero di estendere l’originario provvedimento cautelare, che era finalizzato alla confisca diretta della somma di euro 48.969.617”, scrivono i giudici della Suprema Corte, “anche alle somme affluite in un momento successivo alla data di esecuzione del decreto di sequestro del 4 settembre 2017 sui conti e depositi riferibili alla Lega Nord , nei limiti del quantum del provvedimento ablatorio originario, non comporta novazione, stante l’irrilevanza della fonte del sequestro perché l’oggetto della misura cautelare è sempre quella del decreto originario, che tra l’altro non è stata oggetto di contestazione, e cioè l’esistenza di disponibilità monetarie della percepiente Lega Nord che si sono accresciute del profitto del reato, legittimando così la confisca diretta del relativo importo, ovunque e presso chiunque custodito e quindi anche di quello pervenuto sui conti e/o depositi in data successiva all’esecuzione del provvedimento genetico”.

I giudici aggiungono che se l’adozione della misura cautelare “fosse condizionata alla completa esecuzione di tali ricerche (volte a individuare le somme frutto del reato, ndr), la funzione cautelare del sequestro potrebbe essere facilmente elusa durante il tempo occorrente per il loro compimento”.

Lo scorso settembre, i magistrati di Genova hanno disposto il sequestro preventivo di 48,6 milioni di euro della Lega in seguito alla condanna in primo grado per truffa ai danni dello Stato di Umberto Bossi e dell’ex tesoriere leghista Francesco Belsito inflitta dai giudici liguri il 24 luglio. Secondo i giudici, Bossi e Belsito incassarono i rimborsi senza averne diritto, grazie a certificazioni false. Tuttavia la Guardia di Finanza era riuscita a sequestrare sui conti riferibili al Carrocccio appena 3,1 milioni. Da qui la richiesta dei pm di Genova, accolta dalla Cassazione.

“Quei soldi non ci sono. Sono stati spesi in dieci anni”, ha dichiarato nei giorni scorsi il leader della Lega, e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, intervenendo a una trasmissione radiofonica.

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