June 27, 2018 / 11:35 AM / 2 years ago

INTERVISTA - Bagnai: il nuovo governo non è una minaccia per l'euro

ROMA (Reuters) - Il nuovo governo italiano non farà nulla per danneggiare l’euro e gli investitori non hanno motivi per temere l’agenda politica dell’esecutivo che è pro mercato e a favore delle imprese, ha detto il senatore euroscettico della Lega Alberto Bagnai.

Il premier Giuseppe Conte con i ministri Matteo Salvini e Luigi Di Maio e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti. Foto del 1 giugno 2018. REUTERS/Alessandro Bianchi

I mercati la scorsa settimana hanno venduto attività italiane e l’euro dopo che Bagnai, economista anti-euro, è stato nominato a capo della Commissione finanze del Senato.

Nel suo libro “Il tramonto dell’euro”, scritto nel 2012, ha auspicato la fine della moneta unica, e alcuni analisti hanno ipotizzato che la sua influenza sulla politica del governo potrebbe portare a una crisi di mercato e una possibile uscita dell’Italia dall’euro.

Tuttavia, in una intervista con Reuters il 55-enne ex professore di economia ha detto che i mercati non hanno capito le sue intenzioni e quelle del governo.

“Questo governo, con questo programma, non farà nulla per attaccare l’euro”, ha detto Bagnai, sottolineando che mentre lui non intende rinunciare a nessuna delle sue posizioni accademiche di critica alla moneta unica, la realtà politica è un’altra questione.

“Dire che l’euro sia una buona idea è come dire che la terra è piatta, ma poi c’è la responsabilità politica”, dice.

“Noi siamo politicamente responsabili e questo significa non imporre una agenda accademica a una maggioranza parlamentare, questo è un punto cruciale che deve essere capito”.

La Lega ha un accordo di governo con il Movimento 5 Stelle e nel loro programma comune, scritto dopo settimane di negoziati, non c’è nulla che richiami la questione della permanenza dell’Italia nella moneta unica, ma i mercati restano nervosi e i titoli governativi italiani sono stati spesso colpiti dalle vendite.

“PRE-MAASTRICHT”

Entrambi i partiti hanno una storia di euroscetticismo e la loro agenda politica include importanti tagli alle tasse e una spinta alla spesa per il welfare che potrebbe potenzialmente far crescere il deficit pubblico e il debito italiano.

Inoltre, mentre il M5s ha accantonato la sua retorica anti euro nel corso dell’ultimo anno, il manifesto elettorale della Lega ha invocato un ritorno a una situazione “pre-Maastricht”, in riferimento al trattato che ha aperto la strada all’adozione della moneta unica.

“Non è nel nostro programma comune di governo perché il M5s non lo voleva e la maggior parte degli italiani non lo vogliono. Noi abbiamo avuto il 17% e il M5s il 33%. Fine della storia!”, ha detto Bagnai nel suo ufficio al Senato.

Il senatore dice che la Lega, la cui base elettorale è tra le piccole e medie imprese del Nord, è “intrinsicamente a favore delle imprese e del mercato” e lui è fiducioso che i mercati avranno un atteggiamento più favorevole quando il governo inizierà ad attuare le sue politiche.

Bagnai dice che la coalizione attuerà il programma “con gradualità, in un orizzonte di 5 anni”, per salvaguardare i conti pubblici, e se la crescita mantenesse il passo potrebbero perfino essere confermati gli obiettivi di riduzione del deficit che aveva fissato il precedente governo di centro-sinistra.

Ma ha anche sottolineato che l’Italia intende dare battaglia per cambiare le regole Ue sui bilanci per consentire un maggiore ricorso agli investimenti pubbici, e promette un approccio più aggressivo nei negoziati rispetto a quello dei precedenti governi.

“La Germania e la Francia meritano il nostro rispetto perché in Europa hanno difeso i loro interessi, e questo è giusto”, dice, enfatizzando con la voce la parola finale della frase.

Togliere gli investimenti dal calcolo della spesa nei deficit pubblici dei Paesi dell’area, porterebbe a una crescita più equilibrata e meno guidata dall’export in Germania ed è anche nell’interesse dell’intera eurozona, dice Bagnai.

“I mercati sono nervosi perché non siamo ancora stati messi alla prova”, dice.

“La gente parla sempre del deficit ma non di quello che vogliamo fare per contrastare l’evasione fiscale, la corruzione e per semplificare la burocrazia”.

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