7 dicembre 2017 / 11:42 / tra 9 giorni

Mps, Mussari, Vigni e Baldassarri assolti in appello su Alexandria

FIRENZE (Reuters) - I giudici della terza sezione penale della Corte di appello di Firenze hanno assolto gli ex vertici di Mps, imputati di ostacolo alla vigilanza in concorso per la ristrutturazione del derivato Alexandria, stipulato con banca Nomura.

Giuseppe Mussari, ex presidente di Mps, all'epoca in cui era il presidente dell'Abi, il 27 luglio 2010. REUTERS/Tony Gentile

L‘assoluzione è arrivata, in base alla sentenza letta nell‘aula della Corte, perché il fatto non costituisce reato.

La prima reazione politica arriva dal Movimento cinque stelle. Secondo Alessio Villarosa, deputato e componente della commissione d‘inchiesta sulle banche, non occorreva il ritrovamento del famoso ‘mandate agreement’ per capire che Alexandria e l‘operazione Btp 2034 fossero un tutt‘uno.

“Il collegamento sarebbe venuto fuori con una più attenta analisi della vigilanza di Bankitalia. Sicuramente ci sono responsabilità di Bankitalia e Consob”, dice commentando con Reuters la sentenza.

In primo grado l‘ex presidente Giuseppe Mussari, l‘ex direttore generale Antonio Vigni e l‘ex capo dell‘area finanza Gianluca Baldassarri erano stati condannati dal tribunale di Siena a tre anni e sei mesi di reclusione e a cinque anni di interdizione.

Oggi in aula era presente solo Baldassarri. “Non c‘è stato nessun ostacolo alla vigilanza. È come se uno mettesse un elefante in salotto volendo far credere agli ospiti che è un divano: non abbiamo nascosto un elefante in salotto”, ha detto Baldassarri.

Una fonte della Banca d‘Italia ha detto che “in base alla formula utilizzata, possiamo presumere che la Corte considera esistenti i fatti, ma ritiene al tempo stesso che non costituiscano illecito penale”. Banca d‘Italia è l‘unica parte civile nel processo.

Di tutt‘altro tenore le reazioni degli avvocati della difesa. “Mussari è felice, estremamente felice”, ha detto il difensore dell‘ex presidente di Mps dopo aver comunicato la sentenza al suo assistito. L‘avvocato Fabio Pisillo ha detto che “la banca non aveva nascosto niente” agli ispettori della vigilanza “e Mussari era estraneo a questa vicenda. Ero convinto che lo avrebbero assolto”.

Anche Enrico De Martino, difensore di Vigni, dice che “è sempre stato chiaro che tutto era a disposizione di chi aveva fatto richiesta”.

La procura aveva chiesto sette anni per Giuseppe Mussari, sei anni per Antonio Vigni e Gianluca Baldassarri per ostacolo alla vigilanza.

Le difese degli imputati sostenevano invece che gli uomini di Bankitalia avessero a disposizione tutti gli elementi necessari per comprendere i termini dell‘operazione.

La questione ruota attorno al documento, il mandate agreement, che per l‘accusa è stato tenuto nascosto, prima di essere poi trovato in una cassaforte di Vigni dal suo successore Fabrizio Viola. Quel contratto secondo l‘accusa era il solo che avrebbe permesso di capire la reale natura del prodotto come derivato, proprio in quanto realizzava il collegamento negoziale fra Alexandria e l‘operazione Btp 2034.

La difesa ha invece sostenuto che quel documento non era dirimente e che c‘era un altro documento, il deed of amendment, in mano a Bankitalia che avrebbe avuto analogo valore informativo.

“L‘elemento fondamentale è stato il ritrovamento del deed of amendment che ha gli stessi contenuti del mandate e lo rende operativo: era in possesso degli ispettori di Bankitalia ed è stato acquisito dalla Corte d‘appello”, ha detto l‘avvocato di Baldassarri, Filippo Dinacci, lo scorso 3 novembre.

In quella occasione il difensore di Mussari, Tullio Padovani, spiegava: “Con la nuova documentazione che abbiamo prodotto alla Corte, il processo che in primo grado era tenuto insieme con lo scotch si è interamente disfatto”.

Una fonte legale spiega che il mandate non è stato consegnato a Bankitalia ma non c‘è stato dolo, essendo stata consegnata agli ispettori altra documentazione (in particolare il deed of amendment).

Il reato di ostacolo all‘attività di vigilanza presuppone che ci sia dolo.

Mussari, Vigni e Baldassarri sono a processo a Milano accusati a vario titolo di aggiotaggio, falso in bilancio, falso in prospetto e ostacolo alla vigilanza. Il processo è iniziato nel dicembre scorso.

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