16 novembre 2017 / 16:15 / un mese fa

ANALISI - Centrosinistra, intesa difficile su lavoro, previdenza, salute

ROMA (Reuters) - Il tentativo di intesa nel centrosinistra in vista delle elezioni del 2018 appare in salita.

Un lavoratore alla catena di montaggio Alfa Romeo della Fca di Cassino. Foto del 24 novembre 2016. REUTERS/Tony Gentile

Passa per l‘approvazione dello Ius soli, ma anche per una serie di misure su lavoro, previdenza e salute oggetto di discussioni che in questi giorni coinvolgono anche il governo.

L‘ex segretario Pd Piero Fassino, a cui Matteo Renzi ha affidato la missione di provare a costruire un‘alleanza ha confermato la “assoluta determinazione” del Pd a far approvare definitivamente al Senato Ius Soli e testamento biologico, che prevede lo stop al cosiddetto “accanimento terapeutico” per i malati terminali.

Nei giorni scorsi la ministra per i Rapporti col Parlamento Anna Finocchiaro aveva detto che il governo è al lavoro per la norma che prevede il riconoscimento della cittadinanza ad almeno un milione di “nuovi italiani”.

A Palazzo Madama, dove il governo è a corto di voti, Mdp e Sinistra Italiana sono disposti a votare la fiducia al governo su questi due temi nonostante siano fuori dalla maggioranza. Ma qui è l‘alleato Ap ad essere contro.

Non solo, il partito di Alfano, non vuole modifiche sulla previdenza e minaccia anche di tirarsi fuori dalla coalizione col Pd.

Le divergenze nei rapporti tra Pd e Mdp riguardano invece lavoro, pensioni e sanità.

“Sul superamento del superticket sulla sanità c‘è qualche emendamento, anche del Pd. Ma servono finanziamenti aggiuntivi, anche per aumentare il personale”, dice a Reuters la capogruppo a Palazzo Madama di Mdp, Cecilia Guerra.

Il suo partito chiede anche misure per impedire i licenziamenti da aziende che hanno usufruito degli incentivi del Jobs Act, una delle leggi più care a Renzi, ma che la sinistra vorrebbe modificare profondamente, sostenendo che ha aumentato solo il lavoro precario e a tempo determinato.

“Sul lavoro, quello che vorrei fare è un intervento migliorativo sui licenziamenti”, dice Cesare Damiano, presidente Pd della commissione Lavoro della Camera. “Abbiamo bisogno di rivedere la proporzionalità fra infrazioni commesse dai lavoratori e misure comminate dal datore di lavoro”.

Per Damiano occorre anche aumentare il limite minimo e quello massimo di mensilità (oggi da quattro a 24 mesi) per l‘indennità di licenziamento.

A Mdp e sinistra non basta. “Non è una questione di soldi, ma di diritto a non essere licenziato senza giusta causa”, dice Arturo Scotto, deputato ex Sel, oggi in Mdp. “Vediamo che farà il Pd il 20 novembre”. Lunedì prossimo la Camera dovrebbe discutere la proposta del partito di Pier Luigi Bersani e di Sinistra Italiana sul reintegro di fronte ad un ingiusto licenziamento. Un voto contrario dei democratici non faciliterebbe i rapporti.

Sulla previdenza, in vista dell‘incontro di sabato prossimo tra governo e sindacati, Damiano dice che l‘esecutivo è disponibile a rivedere il metodo di calcolo sull‘aspettativa di vita, come chiedono Cgil, Cisl e Uil. E chiede anche di allungare l‘Ape sociale (cioè l‘anticipo pensionistico gratuito riservato a categorie svantaggiate) fino al 2019.

Ma in caso di naufragio della trattativa, Damiano si dice favorevole a rinviare la decisione sulla nuova età pensionabile “fino a giugno 2018”, cioè a dopo le elezioni. Soluzione che non piace alla Cgil ma che potrebbe superare temporaneamente le polemiche nel centrosinistra.

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below