14 novembre 2017 / 16:22 / tra 9 giorni

Le elezioni italiane contrappongono populisti a populisti

ROMA (Reuters) - Un candidato premier alle elezioni politiche dell‘anno prossimo dice che taglierà le tasse per 50 miliardi di euro, e che aumenterà il deficit per compensare il mancato introito. Un altro vuole rimettere in circolazione la lira. E poi ci sono i populisti.

Beppe Grillo conclude a Palermo la campagna elettorale dei 5 Stelle per le elezioni regionali siciliane REUTERS/Guglielmo Mangiapane

Per la maggior parte delle persone, l‘etichetta di populisti appartiene al Movimento 5 Stelle, che guida i sondaggi in vista del voto che si terrà entro maggio. Ma, guardando ai programmi economici degli altri principali partiti, è difficile giudicare chi la merita di più.

L‘economia cresce alla velocità più alta dal 2010, ma i politici di tutte le formazioni affermano di voler utilizzare le risorse extra per tagliare le tasse e aumentare la spesa, piuttosto che per alleggerire l‘onere del più pesante debito pubblico nell‘eurozona dopo quello greco.

La promessa di tagliare fino a 50 miliardi di euro le tasse sul reddito e sulle società e rimangiarsi l‘impegno preso dall‘Italia di riportare in equilibrio il bilancio viene dall‘ex premier e leader del Pd, Matteo Renzi.

Renzi intende aumentare il deficit dalla quota prefissata per quest‘anno del 2,1% rispetto al Pil, fino al 3% e poi mantenerlo a quel livello, e questo mese ha detto che “sbatterà i pugni sul tavolo” a Bruxelles per raggiungere il risultato.

Il progetto di stampare una “nuova lira” a uso interno, mantenendo l‘euro per gli scambi internazionali, viene dal leader del centrodestra e quattro volte premier Silvio Berlusconi, che assicura che lo schema servirà a spingere in alto i consumi e la crescita economica.

Nessuno dei principali partiti sta basando la campagna elettorale su una piattaforma ortodossa, imperniata sul consolidamento fiscale e capace di soddisfare i mercati finanziari o la Commissione europea.

La principale ragione per la quale in Italia prospera il populismo è il rigore fiscale prescritto dall‘Ue, ampiamente indicato come il responsabile di una doppia recessione tra il 2008 e il 2013, dalla quale il paese si sta riprendendo soltanto in modo graduale.

Un sondaggio commissionato il mese scorso dal parlamento europeo mostra che soltanto il 39% degli italiani sente che il proprio paese ha beneficiato dell‘appartenenza alla Ue, il dato più basso registrato nei 28 stati membri.

In prospettiva del voto, politiche di bilancio considerate conformi alle tendenze politiche ed economiche dominanti in Europa, sono viste come perdenti in un paese come l‘Italia, dove negli anni recenti i 5 Stelle hanno dettato l‘agenda politica.

“PROMESSE IRRESPONSABILI”

Luca Ricolfi, professore di Sociologia all‘università di Torino e importante commentatore politico, ha detto che le urne produrranno verosimilmente un parlamento senza maggioranza, e ciò significa che i politici si sentono liberi di fare promesse che con ogni probabilità non dovranno mai mantenere.

“Dato che a queste elezioni non si presenteranno partiti ragionevoli, Renzi può fare proclami irresponsabili per provare a conquistare voti, perché i 5 stelle e il centrodestra sono ancora più irresponsabili”, ha detto Ricolfi.

Lo stesso Berlusconi è stato spesso chiamato populista fin da quando è entrato in politica nel 1994, proponendo “meno tasse per tutti”, ma adesso sia lui che Renzi si stanno lanciando come leader moderati il cui ruolo è bloccare i dissidenti 5 Stelle.

Il maggior partner politico di Berlusconi è Matteo Salvini, segretario della Lega e alleato della leader del Front National, Marine Le Pen, e del numero uno del Partito della libertà olandese, Geert Wilders.

La Lega ha il suo progetto di valuta parallela, battezzata mini-Bot, vista prima pietra di un‘uscita dall‘euro.

Assieme alla moneta parallela, Salvini vuole introdurre un‘aliquota fiscale unica del 15% per individui e imprese, al posto delle attuali cinque fasce di tassazione sul reddito che vanno dal 23 al 40%.

Il portavoce della Lega per l‘economia, Claudio Borghi, ha detto a Reuters che la “flat tax” ridurrebbe gli introiti di 40 miliardi di euro (circa il 2,5% del pil) ma ciò sarebbe presto compensato da un calo dell‘evasione fiscale e da una spinta alla crescita.

Borghi ha detto che la Lega intende varare questa strategia radicale sul fisco nella sua prima legge di Bilancio, per ottenere un “effetto sorpresa”, e non sarebbe un problema se spingesse in alto il deficit causando le obiezioni di Bruxelles.

“Non abbiamo intenzione di rispettare gli attuali obiettivi di deficit”, ha detto. “Non potrebbe importarci meno delle opinioni altrui, dato che paghiamo all‘Europa molto più di quello che riceviamo, dunque perché gli altri dovrebbero avere voce in capitolo sulla nostra spesa e sul nostro deficit?”.

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