9 novembre 2017 / 15:33 / 10 giorni fa

Venete, Consob critica Bankitalia per tardive informazioni

ROMA (Reuters) - La Consob critica la Banca d‘Italia per aver ricevuto in ritardo, o per non aver proprio ricevuto, informazioni sul metodo di fissazione del prezzo delle azioni adottato da Veneto Banca e Banca popolare di Vicenza, i due istituiti non quotati ceduti a Intesa San Paolo nell‘ambito di un salvataggio già costato ai contribuenti circa 5 miliardi.

Il logo della Banca d'Italia REUTERS/Stefano Rellandini

“Su Veneto Banca abbiamo avuto queste informazioni solo nel luglio 2015, due anni dopo l‘aumento di capitale del 2013”, ha detto Angelo Apponi, direttore generale dell‘autorità che vigila sulla borsa, durante la testimonianza sotto giuramento resa davanti alla commissione di inchiesta sul sistema bancario.

La commissione ha poteri analoghi a quelli della magistratura.

“Per Popolare di Vicenza non abbiamo avuto nessuna informazione da Bankitalia relativamente ai prezzi”, ha aggiunto l‘alto dirigente della Consob.

Nel caso di Veneto Banca, Apponi sostiene che le informazioni avute da Bankitalia nel 2013 si limitavano a dire che il prezzo dell‘aumento di capitale era alto, ma non davano adito a dubbi sulla correttezza della procedura. Questo non basta a Consob, spiega Apponi, per fare rilievi specifici a Veneto banca o per non approvare il prospetto, anche perché altre popolari non quotate avevano un rapporto prezzo/valore di libro altrettanto alto.

Quindi nel 2014 Consob si limita a segnalare nel prospetto il p/bv di 1,25 di Veneto banca e lo raffronta con altre 8 quotate e non quotate segnalando che la media è più bassa.

È solo nel 2015, prosegue Apponi, che la Consob ha avuto accesso a stralci di una relazione ispettiva da cui sono emersi profili dubbi e soprattutto le operazioni baciate, cioè la concessione di finanziamenti ai soci per l‘acquisto di azioni dell‘istituto.

“Quando abbiamo avuto contezza di queste informazioni abbiamo reagito”, ha detto Apponi, spiegando che se la Consob avesse avuto queste informazioni, certamente le avrebbe potute inserire nel prospetto informativo dell‘aumento di capitale del 2014 e nel caso avrebbe potuto attivare altre iniziative più forti nei confronti della banca veneta.

Consob, per Apponi, con la legge attuale non ha il potere di vietare la commercializzazione di un prodotto finanziario, quindi bloccare l‘emissione di azioni. Questo maggior potere, previsto dalla Mifid 2, che Consob aveva chiesto di avere in anticipo, sarà in vigore dal 3 gennaio del prossimo anno.

(Giuseppe Fonte) (Stefano Bernabei)

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