7 novembre 2017 / 10:29 / tra 13 giorni

Draghi chiede sforzo congiunto su sofferenze, Italia critica Ssm

FRANCOFORTE/ROMA (Reuters) - Il presidente della Bce, Mario Draghi, ha esortato a uno sforzo congiunto di banche, supervisori, regolatori e autorità nazionali per affrontare il nodo delle sofferenze delle banche, mentre l‘Italia, unica voce in Europa, ritiene che l‘intervento della vigilanza di Francoforte abbia superato i limiti del mandato.

Il numero uno di Bce Mario Draghi. REUTERS/Kai Pfaffenbach

“Attualmente qui la questione più importante è gestire le sofferenze” ha detto Draghi durante una conferenza.

“Di conseguenza abbiamo bisogno di uno sforzo congiunto da parte delle banche, dei supervisori, dei regolatori e delle autorità nazionali per affrontare tale questione in maniera ordinata, prima di tutto e soprattutto creando un ambiente in cui gli Npl possano essere efficacemente gestiti e ceduti in maniera efficiente”, ha aggiunto il presidente della Bce.

Poco dopo, nel corso di una conferenza stampa a Bruxelles, l‘Italia, unica a parlare di questo all‘Ecofin, ha dato voce con il ministro Pier Carlo Padoan al proprio dissenso su “metodo e merito” con cui la vigilanza di Francoforte guidata da Danièle Nouy, ha proposto di trattare dal 2018 le coperture dei nuovi crediti deteriorati.

“Non c‘è stato intervento da parte dei ministri salvo che da chi vi parla. Sono intervenuto solo io sostenendo aspetti di metodo, sul fatto che l‘addendum va oltre i limiti dell‘Ssm per la sorveglianza”, ha detto Padoan, sottolineando anche perplessità nel merito.

L‘addendum Bce sui crediti deteriorati delle banche vigilate da Francoforte, in consultazione fino all‘8 dicembre, prevede che dal nuovo anno le nuove sofferenze siano coperte al 100% in sette anni se sono crediti garantiti e in due se privi di garanzie. La Bce ha anche detto che si occuperà separatamente dello stock entro il primo trimestre del nuovo anno.

L‘Italia, ma anche il presidente italiano del Parlamento europeo Antonio Tajani e oggi la federazione bancaria europea, hanno criticato la vigilanza della Bce per aver sconfinato nel campo della regolamentazione con questo addendum che, de facto, sostengono, ha l‘effetto di cambiare i requisiti di capitale.

Padoan ha anche parlato del rischio sottovalutato di creare un precedente in Europa che potrebbe poi riguardare anche altre materie, mentre si è detto “assolutamente a favore” di dare priorità nell‘aggredire questo problema dell‘enorme stock di crediti deteriorati che frena il credito, “ma in tempi e modi ragionevoli”.

Parole analoghe erano già state usate dal governatore della Banca d‘Italia Ignazio Visco che ieri da Madrid ha sottolineato come l‘obiettivo di velocizzare la soluzione per questi crediti difficili debba tener conto dell‘obiettivo di preservare la stabilità del sistema.

La Federazione bancaria europea, in una lettera indirizzata ieri a Commissione europea, Europarlamento e Bce, spiega che l‘addendum rischia di alterare “alcune metriche che costituiscono il fulcro del Primo Pilastro degli standard regolamentari internazionali e della regolamentazione Ue” e che non è chiaro “se l‘Addendum possa essere in definitiva applicato anche alle esposizioni esistenti, lasciando così non chiara una definizione dell‘ambito di applicazione”.

Oggi Nouy da Francoforte ha detto che la Bce guarderà caso per caso alle soluzioni per gestire l‘enorme massa di crediti deteriorati che pesano sul settore bancario della zona euro.

“Per quel che riguarda l‘eredità (degli Npl), beh, la situazione è assai variegata, quindi valutazioni e soluzioni dovranno essere fatte solo caso per caso” ha affermato durante una conferenza.

Ieri all‘Eurogruppo ha detto che ora è il momento di intervenire su questi crediti deteriorati, incassando “un generale consenso” da parte dei ministri, secondo quanto riferito dal presidente Jeroen Dijsselbloem.

- Hanno contribuito Giulio Piovaccari, Francesca Piscioneri

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