9 ottobre 2017 / 11:57 / 14 giorni fa

Ilva, stop Calenda a tavolo con Arcelor, mancano garanzie lavoratori

ROMA (Reuters) - Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha interrotto il tavolo sul futuro della nuova Ilva pochi minuti dopo l‘avvio ufficiale, bocciando le condizioni retributive e contrattuali che la cordata guidata dal gigante della siderurgia mondiale ArcelorMittal vorrebbe imporre ai lavoratori.

Lo stabilimento Ilva di Taranto. Foto del 4 agosto 2012. REUTERS/Yara Nardi

ArcelorMittal si è detta “contrariata” per il mancato avvio dei negoziati e difende la propria “buona fede”, chiedendo che l‘applicazione del piano non venga ritardata.

“Abbiamo incontrato, con il viceministro [Teresa] Bellanova l‘azienda, e abbiamo comunicato che l‘apertura del tavolo in questi termini è irricevibile, soprattutto per quanto concerne gli impegni sui livelli di stipendio e inquadramento (dei lavoratori), su cui c‘era l‘impegno dell‘azienda a rispettare l‘attuale situazione”, ha detto Calenda.

I sindacati e molti esponenti politici dei diversi schieramenti hanno apprezzato la posizione netta del ministro.

Contrari al taglio di 4.800 dipendenti dal 2018 già proposto dal consorzio Am InvestCo (di cui fanno parte anche il Gruppo Marcegaglia e Intesa Sanpaolo), i sindacati hanno protestato nei giorni scorsi per la decisione degli acquirenti di cancellare l‘anzianità di servizio del personale riassunto, col rischio di pesanti decurtazioni salariali.

Oggi tutti gli stabilimenti del primo gruppo siderurgico sono in sciopero contro il piano di Am InvestCo.

“Comprendiamo l‘importanza dei livelli occupazionali per il Paese, infatti abbiamo mostrato flessibilità aumentando il numero degli occupati a 10.000 rispetto alla nostra offerta originaria”, ha detto Arcelor nella nota aggiungendo che “il resto sarà oggetto della negoziazione sindacale”.

Attualmente Ilva conta circa 14.200 dipendenti.

“Bene stop Governo al tavolo trattativa. Ma non è sufficiente. Su Ilva non accettabili licenziamenti, esternalizzazioni e riduzioni salari”, ha detto in un tweet Francesca Re David, segretaria generale della Fiom-Cgil.

Fabrizio Bentivogli, leader della Fim-Cisl, ha detto: “Sapevamo che il negoziato sarebbe stato durissimo ma con queste premesse più che un‘intesa ravvisiamo solo la volontà di scontro da parte dell‘azienda”.

Un partecipante non sindacale alla trattativa ha definito oggi “spigoloso” l‘atteggiamento dei rappresentanti di ArcelorMittal e dei suoi soci, e ha aggiunto: “Potevano almeno proporre un contratto integrativo per consentire ai lavoratori di recuperare il salario”.

I tagli chiesti riguardano in gran parte la sede di Taranto. Gli esuberi resterebbero in carico alla “vecchia” Ilva, quella gestita dai commissari dell‘amministrazione straordinaria, almeno fino al 2023, per attuare piano ambientale e bonifiche. Ma i sindacati e gli enti locali sono preoccupati per il loro destino dopo quella data.

Contemporaneamente Am InvestCo, il cui piano attende il via libera dell‘Antitrust Ue a fine mese, prevede investimenti per 2,3 miliardi di euro e, dal 2024, una produzione di oltre 8 milioni di tonnellate di acciaio l‘anno.

(Massimiliano Di Giorgio)

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