28 luglio 2017 / 14:19 / tra 4 mesi

Emergenza idrica Roma, Raggi chiede stato emergenza, Chigi rimanda

ROMA (Reuters) - La sindaca di Roma Virginia Raggi ha chiesto oggi al governo di dichiarare subito lo stato di emergenza per il Lazio, dopo che Acea ha avvisato dei rischi per la salute pubblica se dovesse essere razionata la fornitura d‘acqua alla Capitale, già da lunedì.

Una fontanella a Roma, in piazza del Pantheon. Foto del 4 luglio 2017. REUTERS/Alessandro Bianchi

Palazzo Chigi ha risposto però che valuterà la questione nei prossimi giorni.

“È intollerabile che Roma venga privata dell‘acqua. È un danno enorme per i cittadini, per le attività economiche e commerciali. È un danno di immagine per tutta l‘Italia”, ha detto Raggi in un comunicato stampa diffuso dal Campidoglio quando l‘odierna riunione del Consiglio dei ministri era già terminato.

Nella nota la sindaca ha chiesto una “dichiarazione dello Stato di Emergenza per il Lazio così come avvenuto lo scorso giugno per le Province di Parma e Piacenza: un provvedimento che ha consentito di superare la crisi e che è stato richiesto con forza dal territorio. Si deve intervenire ora”.

A fine giugno il governo ha deliberato lo stato di emergenza per le due province emiliane, consentendo deroghe alle norme nazionali per assicurare la fornitura di acqua potabile alla popolazione, con l‘aumento dei prelievi dalle fonti e anche con autobotti.

Il Cdm, come si è appreso più tardi dalla nota di Palazzo Chigi, ha discusso della richiesta di Raggi e del Lazio, insieme ad “alcune regioni”, ma non ha preso decisioni.

“In proposito sono in corso i tempestivi adempimenti istruttori, previsti dalla legge, da parte del Dipartimento della Protezione civile, in esito ai quali, nei prossimi giorni, potranno essere compiute le conseguenti valutazioni del Governo”, dice una nota del governo.

BRACCIO DI FERRO

A Roma la siccità ha provocato uno scontro tra Regione Lazio, amministrata dal centrosinistra, e Acea (controllata al 51% dal Comune di Roma, a guida M5s) dopo che la scorsa settimana il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, ha emesso un‘ordinanza per sospendere dalla mezzanotte di oggi i prelievi dal lago di Bracciano, che si trova a una cinquantina di km dalla Capitale e le fornisce circa l‘8% dell‘acqua.

Il livello dello specchio d‘acqua ha registrato una flessione record a causa della siccità, e il Consiglio Nazionale delle Ricerche ha avvertito che c‘è il rischio di una crisi senza precedenti.

Acea ha risposto che, in mancanza di un piano alternativo, sarà costretta a partire già da lunedì considerando la riserva idrica disponibile, a sospendere l‘erogazione dell‘acqua a circa 1,5 milioni di romani durante turni di 8 ore al giorno.

Ma ieri, in una lettera inviata sia alla Regione che al prefetto di Roma, il presidente dell‘azienda Luca Lanzalone ha avvertito che la sospensione della fornitura d‘acqua creerebbe anche problemi a ospedali e strutture sanitarie “con grave rischio per la salute” e che potrebbero esserci problemi per i sistemi antincendio, in un periodo in cui Roma è assediata dai roghi di aree verdi.

Una fonte della Regione ha detto che “il Lazio ha fatto tutto quanto era di sua competenza, anche se i problemi igienico-sanitari ce li poniamo pure noi. Al momento sono in corso contatti. Se non succedesse nulla, a mezzanotte di oggi scatterà l‘ordinanza per il blocco dei prelievi a Bracciano”.

In assenza di un intervento di Palazzo Chigi, una possibilità estrema sarebbe quella di ricorrere al prefetto. Per evitare lo scenario prospettato da Acea, il rappresentante del governo potrebbe decidere di attuare le misure necessarie a evitare rischi per l‘ordine pubblico, ha detto una fonte governativa.

(Massimiliano Di Giorgio)

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