25 luglio 2017 / 14:15 / 3 mesi fa

Italia, Fmi: economia a livelli pre-crisi solo a metà anni 2020

Milano, passeggiando davanti alla sede di UniCredit. Foto del 12 settembre 2013. REUTERS/ Stefano Rellandini

MILANO (Reuters) - In luogo di un obiettivo da tempo raggiunto da quella tedesca, l‘economia italiana tornerà a livelli pre-crisi soltanto a metà del prossimo decennio.

Lo scrive il Fondo monetario internazionale in uno studio dedicato alla zona euro, al termine della missione ‘article IV’.

Commentando le proiezioni sulla crescita diffuse ieri con l‘aggiornamento del World Economic Outlook -- 1,9% per il 2017 e 1,7% per l‘anno prossimo da rispettivi 1,7% e 1,6% delle stime di aprile -- il Fondo scrive che locomotiva della zona euro rimarranno Germania e Spagna, mentre più contrastata sarà la dinamica di Italia e Francia.

Tra i punti dolenti del sistema Italia il Fondo si sofferma -- e non è la prima volta né il primo a farlo -- sul tema dell‘output gap, vale a dire la differenza tra crescita effettiva e potenziale, che nel caso di Italia e Francia è negativo per 1% contro il +0,8% della Germania. Il caso italiano è ben più grave di quello francese in considerazione dell‘elevato debito. Insieme a Portogallo e Spagna, l‘Italia ha margini di manovra limitati in termini di politica fiscale.

Gli analisti di Washington ricordano che Roma ha beneficiato l‘anno scorso del massimo della flessibilià concessa dal Patto di stabilità e crescita. In ogni caso, del resto, l‘elemento centrale è la “credibilità” sul piano dell‘azione concreta e la ricetta Fmi suggerisce di spostare la tassazione su immobili e consumi allargando la base imponibile.

“In alcuni casi come in quello dell‘Italia la Commissione europea ha messo in evidenza la necessità di considerare l‘impatto della disciplina fiscale su ripresa e occupazione. [...] La Bce invita inoltre i Paesi altamente indebitati a non lasciarsi sfuggire l‘occasione di intervenire finché ancora in tempo” scrive il Fondo.

“I Paesi altamente indebitati con un margine di manovra ristretto sul bilancio, come Italia, Francia e Portogallo, devono impegnarsi a portare il debito su un convicente percorso di riduzione, approfittando dell‘attuale ripresa e del livello molto contenuto dei tassi per ricostituire i ‘buffer’”.

Ultimo ma non trascurabile il monito Fmi sul decumulo delle sofferenze delle banche italiane, che procede a ritmo troppo lento. Rispetto al picco 2015 di 324 miliardi di euro, i ‘non performing loan’ delle banche italiane sarebbero calati soltanto di circa 5%.

Insieme al salvataggio del Banco Popular, il Fondo ricostruisce le vicende Mps, Popolare Vicenza e Veneto Banca.

“L‘esperienza insegna che la revisione della Brrd, la direttiva per il risanamento e la risoluzione dgli enti creditizi, deve sciogliere i nodi che ancora restano per la tempestiva ed efficiente risoluzione e liquidazione delle banche”.

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