6 luglio 2017 / 12:13 / tra 5 mesi

Banche venete, tensioni alla Camera: governo ritira emendamento

ROMA (Reuters) - Iter accidentato alla Camera per il decreto su Veneto Banca e Popolare di Vicenza, con il governo che si è visto contestare in commissione Finanze l‘ammissibilità di un emendamento sulla liquidazione ordinata dei due istituti.

Il testo assumeva nei fatti la forma di un maxiemendamento perché riscriveva gli articoli 2, 4 e 5 del decreto legge varato dal governo il 25 giugno e come tale è risultato non conforme al regolamento dei lavori.

“Abbiamo ritirato l‘emendamento per rispetto al Parlamento”, ha detto in commissione il sottosegretario al Tesoro Pier Paolo Baretta.

Critici i deputati del Movimento cinque stelle: “Saremmo alle comiche se la situazione non fosse drammatica”, si legge in una nota.

Non è chiaro se oltre all‘aspetto formale vi sia anche un nodo politico.

Se l‘emendamento fosse stato approvato, Intesa San Paolo avrebbe avuto quattro anziché tre anni per retrocedere alle banche in liquidazione i crediti ad alto rischio non classificati come attività deteriorate.

La liquidazione ordinata prevede che il governo metta sul piatto subito oltre 5 miliardi per consentire a Intesa di acquisire le attività in bonis dei due istituti senza effetti sul suo patrimonio di migliore qualità. Gli oneri complessivi in capo allo Stato ammontano a 10,9 miliardi.

La commissione ha concluso la seduta licenziando il decreto e l‘approdo in aula è fissato a lunedì 10 luglio.

I deputati riferiscono tuttavia che già martedì la maggioranza punta a rispedire il provvedimento in commissione, dove sarà integrato con un pacchetto di modifiche del relatore democratico Giovanni Sanga.

L‘emendamento principale estende gli indennizzi a tutti i risparmiatori che hanno acquisito obbligazioni subordinate entro il primo febbraio 2016 anziché il 12 giugno 2014, come recita il decreto varato da Palazzo Chigi.

I rimborsi, esentasse, sono a carico del sistema bancario italiano tramite il Fondo di tutela dei depositi, lo stesso meccanismo utilizzato per Banca Marche, CariFerrara, CariEtruria e CariChieti, i quattro istituti sottoposti a risoluzione nel 2015.

Sanga ha presentato altre proposte, una delle quali pone le basi per condannare gli ex amministratori delle due banche all‘interdizione perpetua da pubblici uffici ed esercizio di professioni, nel caso i commissari esercitino azioni di responsabilità.

Lo stesso emendamento ridisegna l‘ordine del ‘burden sharing’, le perdite imposte ad azionisti e creditori necessarie per procedere con gli aiuti di Stato.

Vengono infatti anteposti i debiti chirografari di secondo livello ai correntisti detentori di obbligazioni subordinate nella gerarchia di investitori chiamati a sostenere le perdite.

(Giuseppe Fonte)

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