28 giugno 2017 / 13:45 / 4 mesi fa

Npl, nodo velocità smaltimento resta anche dopo soluzione Mps, banche venete

MILANO (Reuters) - Il prossimo salvataggio di Monte dei Paschi e la liquidazione delle due banche venete alleggeriscono di circa 45 miliardi lo stock dei prestiti deteriorati italiani in carico al sistema bancario, ma la velocità di smaltimento dei rimanenti 300 miliardi lordi resta pur sempre un problema.

Le banche sono consapevoli che, per migliorare recuperi che ammontano annualmente a circa il 4% dello stock di deteriorati, è necessario un cambio di passo e si sono attrezzate costituendo unità specifiche in cui, alle tradizionali figure dei legali, vengono affiancati profili commerciali e professionisti che arrivano dal mondo dei servicer e del real estate per dare la scossa a un‘area divenuta gioco forza strategica.

Perchè se è vero che la ripresa economica ha riportato a livelli pre-crisi i flussi di nuovi crediti problematici, le banche comunque faticano a smaltire le sofferenze in bilancio e impiegano capitale prezioso a fronte di impieghi infruttiferi.

Questo nonostante rettifiche su crediti che dal 2008 a oggi ammontano, secondo Prometeia, a 174 miliardi di euro e sono state accompagnate da aumenti di capitale per 63 miliardi.

Le vendite, secondo Banca d‘Italia, sono ammontate a solo 15 miliardi di euro nel biennio 2015-2016.

All‘orizzonte peraltro si profilano probabili nuovi accantonamenti dettati dall‘entrata in vigore del principio contabile IFRS9, da un esame sugli attivi che accompagnerà la fusione delle BCC in due grandi gruppi e dagli esiti solo parzialmente positivi delle verifiche effettuate da Banca d‘Italia nell‘ultimo anno sui bilanci delle banche minori, avverte Katia Mariotti, Mediterranean leader non-performing exposures and non-core assets a EY.

PREZZI DA SALDO

Alimentata dalle maxi-cessioni di Monte dei Paschi e UniCredit, la pipeline di vendite di portafogli di Npl supera attualmente i 70 miliardi di euro.

Le risposte che le banche attendono dalla Bce sui piani di riduzione degli Npl saranno fondamentali nel determinare se lo slancio delle cessioni sia o meno destinato a continuare.

Banca d‘Italia ritiene che le banche sane possano prendersi il tempo necessario a migliorare la gestione degli Npl senza ricorrere a vendite che, secondo la vigilanza nazionale, distruggono valore per gli istituti arricchendo i pochi compratori di un mercato oligopolistico.

Il tempo, concordano numerosi addetti al recupero crediti interpellati, resta la variabile chiave. Tempo necessario a cambiare l‘atteggiamento, tradizionalmente attendista, dei recuperatori, a modificare processi ancora farraginosi e inefficienti per la gestione delle pratiche, e anche solo ad allestire sistemi informativi che consentano un tempestivo aggiornamento dei dati su prestiti e garanzie.

“Alle banche italiane verrà concesso un po’ di tempo, forse anche un anno, ma senza dismissioni sarà difficile raggiungere gli obiettivi di riduzione concordati con la Bce che sarà allora nella posizione di aumentare la pressione”, argomenta Andrea Resti, professore dell‘Universita’ Bocconi e consulente del parlamento europeo in materia di vigilanza bancaria.

Le linee guida Bce sugli Npl non sono vincolanti ma il regolatore europeo può intervenire con misure di vigilanza a fronte di un mancato rispetto.

“Non sappiamo ancora se gli obiettivi che ci siamo dati saranno giudicati come sufficientemente ambiziosi”, dice una fonte all‘interno di una banca italiana. “Quando avremo la risposta dalla Bce sarà un momento di verità ... se dovesse adottare un atteggiamento rigido sarà difficile evitare le vendite massicce che Banca d‘Italia vorrebbe scongiurare.”

La Bce, riferisce un‘altra fonte, sta analizzando la massa di dati estremamente dettagliati richiesti alle banche e sta utilizzando elementi comparativi, valutando l‘attendibilità delle proiezioni sullo smaltimento degli Npl.

Durante la sua ultima visita in Italia a metà maggio Ignazio Angeloni, membro del supervisory board Bce, ha dichiarato che Francoforte si aspetta che le linee guida sugli Npl determinino un‘accelerazione significativa delle cessioni di portafogli.

Con un prezzo di riferimento sul mercato di soli 20 centesimi per ogni euro, le cessioni ripropongono il problema di ulteriori svalutazioni rispetto a una valore netto di libro che è appena sotto il 40% del nominale per le sofferenze.

Con questi presupposti, eguagliare a livello di sistema l‘Npl ratio lordo di UniCredit di 8,4% al 2019 richiederebbe oltre 15 miliardi di capitale fresco per assorbire le perdite.

“Il mercato italiano si sta risvegliando da una paralisi durata anni ma ritengo che, almeno nel medio periodo, alcuni ulteriori aumenti di capitale siano inevitabili se le banche vogliono liberarsi definitivamente dagli Npl,” commenta Claudio Scardovi, managing director di AlixPartners.

“Per le banche maggiori, tolti i casi limite, non dovrebbe essere un problema seguire l‘esempio di UniCredit e chiedere soldi al mercato per un‘operazione di pulizia”.

-- ha collaborato Massimo Gaia

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