26 giugno 2017 / 15:42 / 6 mesi fa

Italia vede fine crisi bancaria con liquidazione venete

MILANO (Reuters) - Con la liquidazione ordinata di Popolare Vicenza e Veneto Banca il governo italiano chiude lo spinoso dossier delle banche in difficoltà, evitando lo spettro del bail-in in coincidenza con la conclusione positiva dell‘iter presso la Ue per la ricapitalizzazione precauzionale del Monte dei Paschi.

Italia vede fine crisi bancaria con liquidazione venete. REUTERS/Alessandro Bianchi

La cessione a Intesa Sanpaolo, per il prezzo simbolico di 1 euro, di una parte di crediti e partecipazioni e di altre attività sane delle due banche costerà nell‘immediato allo Stato 4,8 miliardi, a cui vanno aggiunti sino a 12 miliardi di garanzie che lo Stato si impegna a mettere a disposizione.

Il governo ha sfruttato i margini di manovra offerti dalle autorità Ue, secondo cui non si configura la fattispecie del salvataggio in quanto le due banche cessano di esistere legalmente ed economicamente.

Inoltre per le due banche, dichiarate insolventi dalla Bce, una ricapitalizzazione precauzionale -- strada battuta senza successo negli ultimi due mesi -- non era possibile in base alle regole europee visto che c‘era l‘attesa che non sarebbero state in utile per i prossimi quattro anni e l‘ammontare dei non performing loans era elevato e pari a circa il 37% dei crediti.

Critico il ministero delle Finanze tedesco che chiede alla Commissione di limitare quanto più possibile gli aiuti di Stato e di prevenire l‘affidamento alle procedure nazionali di liquidazione, come accaduto nel caso delle venete.

EVITATO RICORSO A FONDO TUTELA DEPOSITI PER 12/13 MLD

La liquidazione ordinata solleva peraltro le banche italiane dal pericolo di doversi far carico, in caso di fallimento delle due banche venete, del costo della tutela dei depositi sotto 100 mila euro stimato in 12-13 miliardi di euro.

Dal punto di vista dei costi pubblici la gestione della liquidazione potrà poi ripagarli in tutto o in parte, secondo il vicedirettore di Banca d‘Italia Fabio Panetta.

Via Nazionale sottolinea che lo Stato può contare su 11,7 miliardi di attivo della liquidazione, di cui 10 miliardi di crediti deteriorati e 2 miliardi da partecipazioni. E sui crediti, per buona parte in difficoltà ma non in sofferenza, c‘è l‘aspettativa di un buon recupero nel tempo affidando l‘operazione alla Sga.

Si fanno i conti anche in casa Intesa che prevede di chiudere 600 filiali e di ricorrere a 3.900 esuberi. Il presidente Gian Maria Gros-Pietro ha respinto al mittente le accuse di aver ricevuto un regalo dallo Stato: le passività di cui la banca si fa carico, tra depositi e obbligazioni senior, sono stimate in circa 20-30 miliardi e superiori alle attività acquistate, ha dichiarato.

Il perimetro ‘segregato’ di acquisto riguarda crediti in bonis non ad alto rischio per 26,1 miliardi, attività finanziarie per 8,9 miliardi e attività fiscali per 1,9 miliardi. A questi si aggiungono crediti in bonis ad alto rischio per 4 miliardi che la banca ha il diritto di retrocedere alla ‘bad bank’ rimasta in capo allo Stato se verranno riclassificati come sofferenze o inadempienze probabili entro il 2020.

Sul fronte delle passività vengono rilevati debiti verso clientela per 25,8 miliardi, bond senior per 11,8 miliardi (esclusi dal burden sharing) e raccolta indiretta per 23 miliardi, di cui circa 10,4 miliardi di risparmio gestito.

Il mercato apprezza: tutti i titoli bancari sono ben comprati e Intesa è tra i più vivaci con un +4% in prossimità della chiusura. “Le prime reazioni dei mercati appaiono positive avendo eliminato un significativo elemento di incertezza”, commenta Alberto Biolzi, responsabile Direzione Wealth Management di Cassa Lombarda. Nello specifico di Intesa gli analisti apprezzano diversi punti dell‘operazione, dall‘utilizzo delle imposte differite attive (dta) delle due venete all‘impatto neutro sul capitale.

Anche i bond senior di Pop Vicenza e Veneto Banca hanno tenuto un buon rialzo per tutta la giornata, superiore ai 15 punti, riportandosi sopra la parità e segnando rendimenti minimi dal collocamento.

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