9 giugno 2017 / 09:41 / tra 6 mesi

ECONOMICA - La richiesta di Padoan sui conti in attesa di reazione Ue

MILANO (Reuters) - Il primo tavolo di discussione sarà tra una settimana a Lussemburgo. Il 15 e il 16 giugno Eurogruppo ed Ecofin si occuperanno anche della lettera con cui il ministro Padoan ha avvisato Bruxelles dell‘intenzione italiana di ridurre la correzione dei conti pubblici 2018 a 5 da 14 miliardi. In questo modo l‘aumento dell‘Iva inserito nella clausola di salvaguardia verrebbe in gran parte disinnescato e la parte residua sarebbe di più facile sostituzione.

A una settimana dalla missiva, sorprendente nella richiesta di una correzione più che dimezzata a 50 giorni dagli impegni presi con il Documento di Economia e Finanza, dall‘area dei falchi europei non si sono ancora levate proteste.

Nè dal vicepresidente Dombrovskis, nè dal presidente dell‘Eurogruppo Djisselbloem, neppure dal ministro delle Finanze tedesco Schaeuble è giunta infatti alcuna presa di posizione per respingere la richiesta.

Dalla Commissione filtra un messaggio rassicurante ma non definitivo: Bruxelles ha un dialogo costruttivo con l‘Italia e così sarà anche in questa occasione. Mentre la colomba Pierre Moscovici ha detto che per l‘Italia sarà utilizzata tutta la flessibilità disponibile.

D‘altra parte le elezioni tedesche fissate per il 24 settembre mal si combinano con una maggiore apertura della potente Germania a una politica europea disponibile con gli ultimi della fila.

DILEMMA

La Commissione, come emerso già in occasione delle raccomandazioni dello scorso 22 maggio, ha davanti a sè i due corni del dilemma Italia.

Prima opzione: confermare la richiesta di una correzione del bilancio strutturale per 0,6 punti percentuali dopo anni in cui l‘Italia è stato il paese a cui è stata concessa più flessibilità e non ha mantenuto alcuni impegni presi, dal calo del debito all‘aumento degli investimenti 2016.

Seconda possibilità: concedere una politica economica espansiva che vada al di là di quel che le regole comunitarie prevedono, ricordandosi che l‘Italia è il Paese Ue candidato per il 2017 a crescere meno di tutti gli altri. E che proprio a Bruxelles, di fronte al vento populista prima dei risultati elettorali di Olanda e Francia, una maggiore apertura è stata valutata come necessità politica.

Le indicazioni emerse a maggio dalle raccomandazioni europee all‘Italia vanno nella direzione di un buon grado di disponibilità comunitaria: il rigido 0,6% di correzione si è tramutato nella richiesta di un aggiustamento ‘robusto’.

Visto da Roma, meglio un discrezionale aggettivo di una precisa percentuale. Soprattutto se, in clima pre-elettorale, si punta a proporre agli italiani una manovra leggera che non riecheggi in alcun modo politiche di austerità.

Matteo Renzi considera già superato l‘ostacolo. In una recente intervista al Sole 24Ore ha riconosciuto al ministro Padoan il merito di avere ottenuto la revisione della matrice, lo strumento tecnico in base a cui si determinano i gradi di flessibilità ai singoli Paesi.

In realtà a Bruxelles la matrice non è stata rivista.

Una discussione sottotraccia per rendere meno stringente la matrice degli aggiustamenti di bilancio, come voluto da Francia e Italia, c‘è stata, ma in assenza di un accordo politico si è arenata.

La matrice con cui l‘Italia deve fare i conti per il 2018 è invariata e sarà la parte tecnica della trattativa politica sulla richiesta di Padoan.

La soluzione tra Bruxelles e Roma potrebbe arrivare dalla combinazione tra consolidamento dei conti pubblici, con debito in calo, e sostegno alla crescita.

Ma si tratta di un sottile equilibrio.

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