8 giugno 2017 / 16:00 / tra 6 mesi

Usa, ex capo Fbi Comey accusa Trump di mentire, non ha dubbi su interferenze Russia

WASHINGTON (Reuters) - L‘ex direttore dell‘Fbi James Comey ha accusato oggi il presidente Donald Trump di averlo licenziato per tentare di indebolire l‘indagine del bureau su possibili collusioni tra il suo team elettorale e la Russia.

L'ex-direttore dell'Fb James Comey davanti alla commissione intelligence del Senato. REUTERS/Aaron P. Bernstein

Trump ha silurato Comey lo scorso 9 maggio e due giorni dopo, contraddicendo quanto in precedenza affermato dal suo staff, spiegò di averlo fatto a causa dell‘inchiesta russa.

Alla domanda della commissione del Senato, davanti alla quale oggi ha testimoniato, sul perché sia stato licenziato, Comey ha risposto “per qualcosa nel modo in cui ho condotto l‘indagine sulla Russia, che in qualche maniera gli ha messo pressione, lo ha irritato e ha deciso di licenziarmi per questo”.

Comey ha accusato inoltre l‘amministrazione Trump di diffamarlo e di mentire a proposito dell‘agenzia, ma non ha voluto esprimersi sull‘ipotesi che Trump abbia cercato di ostacolare la giustizia chiedendogli di archiviare un‘inchiesta nei confronti dell‘ex consigliere sulla sicurezza nazionale.

Comey ha aggiunto che “nonostante la legge non richieda di fornire alcuna ragione per licenziare il direttore dell‘Fbi, l‘amministrazione ha scelto di diffamarmi e ancor più di diffamare l‘Fbi dicendo che l‘organizzazione era allo sbando, e che il personale aveva perso la fiducia nel suo leader. Sono bugie, chiare e semplici”.

Comey ha poi aggiunto di non aver dubbi che la Russia abbia interferito nelle elezioni, ma si è detto “fiducioso che il risultato non sia stato alterato”. L‘ex direttore Fbi ha poi precisato di non aver mai indagato direttamente su Trump quand‘era al comando dell‘agenzia.

In una testimonianza scritta diffusa ieri, Comey ha dichiarato che Trump gli aveva chiesto di far cadere una indagine dell‘Fbi nei confronti dell‘ex consigliere alla sicurezza nazionale Michael Flynn.

“Non ritengo che spetti a me dire se la conversazione che ebbi col presidente fosse un tentativo di ostacolare la giustizia. Io la trovai molto fastidiosa, molto preoccupante. Ma questa è una conclusione a cui sono sicuro lavorerà la commissione speciale”.

Comey ha inoltre precisato di temere che il presidente Trump possa mentire a proposito del loro incontro del 6 gennaio.

In oltre due ore di testimonianza, comunque, l‘ex-direttore non ha fatto grosse rivelazioni su presunti rapporti tra Trump o i suoi collaboratori con la Russia, una questione che ha distratto il presidente dai suoi obiettivi politici come la riforma sanitaria e fiscale.

Trump, in un discorso pubblico, ha detto oggi ai suoi sostenitori che il loro movimento “è sotto assedio” e ha promesso di combattere. “Siamo sotto assedio...ma ne usciremo più grandi, migliori e più forti che mai”, ha detto. “Sappiamo come combattere e non ci arrenderemo mai”.

Gli indici di Wall Street sono in lieve rialzo dopo che gli investitori hanno concluso che la testimonianza di Comey di per sé non farà cadere la presidenza Trump.

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