31 maggio 2017 / 08:49 / tra 6 mesi

Visco: debito e deteriorati lascito crisi, serve politica rigorosa

ROMA (Reuters) - Crediti deteriorati, debito pubblico e disoccupazione.

Il logo della Banca d'Italia nella sede di Milano dell'istituto. REUTERS/Stefano Rellandini/Files

Una parte centrale e rilevante delle ultime Considerazioni finali di Ignazio Visco, giunto all‘ultimo dei suoi sei anni alla guida della Banca d‘Italia, ha riguardato il pesante lascito della crisi più grave della storia italiana, quella attraversata tra il 2007 e il 2013.

Parlando alla platea dei partecipanti, che ha visto in prima fila, seduto tra Rosy Bindi e Mario Monti, la presenza straordinaria del presidente della Bce ed ex governatore Mario Draghi, Visco ha voluto lasciare alcune chiare priorità di politica economica a chi guiderà il prossimo governo e che potrebbe trovarsi a indicare il suo successore.

Il governatore esorta a non interrompere le riforme avviate negli ultimi due anni per stimolare gli investimenti e a non abbandonarsi alla facile ricerca del consenso.

“Il consenso va ricercato con la definizione e la comunicazione di programmi chiari, ambiziosi, saldamente fondati sulla realtà” dice rivolto ai politici che si preparano alla campagna elettorale in vista di un possibile voto anticipato.

La realtà, dice Visco, è che il debito va ridotto se si vuole sbloccare la crescita. E questa deve essere sostenuta da maggiori investimenti pubblici trovando spazio di bilancio con tagli a trasferimenti, agevolazioni e sconti fiscali.

E in tema di lavoro, ricorda che, nonostante sgravi contributivi e Jobs Act, la crisi è talmente grave che alla fine del 2016 meno del 60% delle persone tra i 20 e i 67 anni aveva un impiego ed era occupata appena una donna su due. Con un picco negativo nel Mezzogiorno dove circa un terzo dei giovani con meno di 30 anni non aveva un lavoro né era impegnato in un percorso formativo.

“Sono valori lontani da quelli di gran parte degli altri paesi europei” sottolinea amaramente.

BANCHE, AUTORITA’, PROCEDURE

Visco ha poi toccato il nervo scoperto della difficile gestione delle crisi bancarie con le nuove regole europee.

“La complessa articolazione delle procedure e il numero di autorità coinvolte dalla nuova disciplina dell’unione bancaria non ci aiutano”, ha detto in un passaggio a braccio del discorso

L‘Italia sta cercando di negoziare con la Commissione europea, che chiede maggiori impegni ai capitali privati, una soluzione per poter aiutare con risorse pubbliche il salvataggio di Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

La congiuntura, spiega Visco, sta facendo calare il flusso di nuovi crediti deteriorati e le sofferenze nette del sistema, pari a 81 miliardi, sono in gran parte di banche sane che non hanno fretta di venderle. Solo 20 miliardi di npl riguardano le banche in maggiore difficoltà che se vendessero oggi ai prezzi che il mercato offre per questi asset, dovrebbero rettificare per altri 10 miliardi questi crediti.

Il governatore ha poi dedicato alcuni minuti finali del suo intervento a un passaggio meno formale ma assai di sostanza.

A chi in questi anni ha criticato la Banca d‘Italia “anche con toni piuttosto aspri, spesso con imprecisioni anche gravi” per non aver capito la portata della crisi delle banche, Visco ha ricordato che le crisi non sono una peculiarità “dei nostri tempi”, ricordando quelle degli anni 70 e degli anni 90.

E che “i casi di cattiva gestione, se non di vero e proprio malaffare, si ripetono purtroppo con una certa regolarità, indipendentemente da chi sta al governo o guida la Banca d’Italia”.

La questione è che anche quando ne siano acclarate le responsabilità, queste crisi non possono essere lasciate trascinarsi per mesi.

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