30 maggio 2017 / 18:28 / 6 mesi fa

Renzi dice sì a sistema tedesco, sbarramento al 5% "inamovibile"

ROMA (Reuters) - Il Pd non è entusiasta della legge elettorale sul modello tedesco proposta da Forza Italia e sostenuta anche dal M5s ma la voterà entro la prima settimana di luglio, ha detto oggi il leader Matteo Renzi, purché si mantenga la soglia di sbarramento al 5% e l‘indicazione del nome dei candidati sulle schede, due condizioni “inamovibili”.

Il suggello di questo accordo tra le principali forze dell‘arco parlamentare avvicina di fatto la data delle elezioni in autunno ma Renzi non ha voluto legare le due cose: “la discussione su quando si vota si fa nei luoghi competenti... noi diciamo che la legge va fatta non per impazienza del voto ma per una condizione di serietà e per il patto preso con il presidente della Repubblica e con i cittadini”.

“Dobbiamo prendere atto che c‘è una significativa convergenza di Forza Italia, M5s, Sinistra Italiana... fino alla Lega per avere un sistema che è mutuato dall‘esperienza tedesca”, ha detto Renzi durante la prima riunione della direzione del Pd dopo le primarie di fine aprile.

“Non sono entusiasta, ma penso di avere la responsabilità di parlare alle prossime generazioni... Vi propongo di votare la relazione con il consenso del Pd per accettare il sistema tedesco, con una indicazione sulla data entro la prima settimana luglio”, ha detto Renzi chiedendo il voto dei dirigenti democratici.

Poco prima, i gruppi parlamentari di Pd e Forza Italia avevano raggiunto un‘intesa per votare il via libera definitivo alla legge entro il 7 luglio.

Rispondendo, pur senza citarlo, al ministro degli Esteri Angelino Alfano, leader di Ap, che vorrebbe una soglia di sbarramento minore, Renzi ha detto: “Non siamo a difendere il veto dei piccoli partiti, ma il diritto voto dei cittadini”.

Il Pd ha prima appoggiato il cosiddetto Mattarellum (un uninominale maggioritario col 25% proporzionale), poi l‘Italicum modificato (proporzionale con premio di maggioranza per il partito che prende almeno il 40%), infine il Rosatellum (50% uninominale maggioritario e 50% proporzionale). Alla fine, di fronte al rischio che mancasse la maggioranza in Senato per approvare la riforma, Renzi ha preferito trovare l‘accordo con Silvio Berlusconi e Beppe Grillo.

Il governo, ha detto ancora Renzi ripetendo le parole di oggi del premier Paolo Gentiloni, “è nella pienezza delle sue funzioni e continua a lavorare” perché sono “molte le scelte che ancora devono essere fatte” come quelle sulle pensioni, i problemi delle periferie, la lotta alla povertà, i Pir e il decreto sugli investimenti.

Renzi, che ha annunciato un tour in treno nelle province italiane nelle prossime settimane e il lancio da domani di una app del Pd, chiamata “Bob”, ha reso noti i 12 nomi dei componenti della nuova segreteria, tutti delle sua area politica.

Maurizio Martina, è il vice segretario, Lorenzo Guerini il coordinatore della segreteria, Matteo Ricci il responsabile degli Enti Locali. Matteo Richetti e Roberto Giachetti si occuperanno di Riforme, Andrea Rossi dell‘organizzazione. Entrano nell‘esecutivo anche la sottosegretaria Teresa Bellanova, la sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini, Angela Marcianò, Benedetta Rizzo, Elena Bonetti e la presidente del Friuli Debora Serracchiani.

(Massimiliano Di Giorgio, Francesca Piscioneri)

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