29 maggio 2017 / 09:35 / tra 5 mesi

Lusso, migliorano le attese su 2017 grazie a Europa e Cina

MILANO (Reuters) - Le prospettive sul 2017 del mercato dei beni di lusso sono migliorate rispetto a sei mesi fa grazie al contributo di Europa e Cina Continentale che si è sentito già nei primi mesi dell‘anno.

Orologi di lusso in una boutique del centro a Roma. Foto del 7 ottobre 2016. REUTERS/Tony Gentile

E’ questa la novità principale dell‘aggiornamento primaverile del Worldwide Luxury Marker Monitor elaborato da Bain & Company per Altagamma.

Se in ottobre la stima era di un mercato in crescita, a cambi costanti, dell‘1-2%, oggi Bain ritiene che l‘anno possa chiudersi a +2-4% a 254/259 miliardi di euro. Buoni intanto i risultati del primo trimestre cresciuto del 4% grazie soprattutto alla spinta di accessori e gioielli e aiutato, tra l‘altro, da un confronto su anno particolarmente favorevole. Resta immutata la previsione di una crescita media annua del 3-4% al 2020.

“Abbiamo alzato le stime perché abbiamo assistito a una reazione molto positiva di alcuni grandi brand a quello che abbiamo definito il ‘new normal’, ossia la fase di rallentamento della crescita iniziata con la fine della bulimia cinese”, spiega a Reuters Federica Levato, coautrice dello studio presentato oggi a un incontro Altagamma. “C‘è una overperformance di alcuni player che trainano il settore, sempre più polarizzato tra ‘vincenti’ e ‘perdenti’”.

Già da fine 2016 si è assistito a un ritorno degli acquisti cinesi all‘estero, in particolare in Europa, ma soprattutto in patria, dove la politica di molti brand di abbassare i prezzi per ridurre il differenziale con altri Paesi ha dato una consistente spinta ai consumi. Per contro i cinesi, che continuano a essere la nazionalità che più spende in beni di lusso, comprano ora all‘estero non più tanto perché vantaggioso in termini di prezzo ma perché parte dell‘esperienza del viaggio.

La Cina Continentale dovrebbe dunque registrare a fine anno una crescita del 6-8%, l‘Europa del 7-9% grazie ai turisti ma anche a una maggiore fiducia dei consumatori locali. “Nel Vecchio Continente iniziano a riscuotere particolare popolarità Paesi considerati a minor rischio terroristico come la Spagna”, nota Levato ricordando che la percezione di insicurezza è stata molto penalizzante per il settore a inizio 2016 e resta un fattore imprevedibile che può condizionarne le prospettive.

Resta il tasto dolente degli Usa, dove si è scatenata una “tempesta perfetta” tra dollaro forte (in un‘ottica a medio-lungo), che scoraggia i turisti, crisi strutturale dei department store, che risentono di una certa disaffezione da parte degli americani, e incertezza sulle politiche del neo presidente Trump. Per Bain le Americhe potrebbero chiudere l‘anno tra un calo del 2% e un andamento piatto. Il 90% dei consumi del Continente viene dagli Usa. Vanno meglio Canada, Messico e alcuni Paesi dell‘America del Sud.

Il “rimpatrio” degli acquisti cinesi penalizza infine gli altri Paesi asiatici e l‘Australia che beneficiavano prima dei flussi turistici dalla Cina. Il Giappone è visto sostanzialmente stabile e resta, per Bain, “un porto sicuro”.

Guardando più a lungo termine, Bain ritiene che nel 2025 più della metà del mercato sarà fatta da consumatori asiatici (il 35% solo da cinesi, oggi intorno al 30-31%); il 45% dei consumatori saranno millennials e post-millennials (generazione Z).

(Claudia Cristoferi)

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