5 maggio 2017 / 14:44 / 5 mesi fa

Tim conferma Recchi, resta aperta questione controllo Vivendi

Il presidente di Telecom Italia Giuseppe Recchi. REUTERS/Remo Casilli

MILANO (Reuters) - Telecom Italia (Tim) lascia la struttura di vertice invariata, con Giuseppe Recchi alla presidenza, dopo l‘assemblea di ieri in cui il socio di riferimento Vivendi ha nominato, con pochi voti di scarto, 10 consiglieri su 15 e in attesa del pronunciamento dell‘Unione europea sul controllo di Tim.

In una nota la società aggiunge che Flavio Cattaneo resta AD mentre l‘AD di Vivendi Arnaud De Puyfontaine sarà vicepresidente senza deleghe.

Al presidente esecutivo e all’amministratore delegato sono stati confermati responsabilità e poteri già in essere, dice la nota. Al vicepresidente risultano attribuite le sole funzioni vicarie, come da statuto, senza conferimento di deleghe.

Una fonte vicina alla vicenda dice che la nomina di Recchi è legata a questioni procedurali e alla necessità di attendere il pronunciamento dell‘Antitrust dell‘Unione europea prima di cambiare il vertice della società.

Vivendi ha infatti notificato all‘Autorità che avrebbe potuto prendere il controllo ‘de facto’ di Tim dopo l‘assemblea di ieri e una risposta della Ue è attesa a fine mese.

Alcune settimane fa, fonti vicine alla vicenda hanno detto a Reuters che Vivendi intendeva nominare De Puyfontaine alla presidenza. Ieri alcune fonti hanno detto che il candidato resta De Puyfontaine, ma che oggi sarebbe stato confermato Recchi in attesa di chiudere la questione con la Ue.

Non è chiaro quali saranno gli sviluppi, ma la nomina di oggi non è ad interim, come ha ipotizzato la stampa.

L‘obiettivo di Vivendi è utilizzare liberamente le sue partecipazioni in Telecom Italia e Mediaset al fine di proseguire nel suo progetto di dar vita a un operatore dell‘area Latina, di creazione e distribuzione di contenuti.

Il controllo delle due società in questione è però in deroga alla legge italiana che vuole evitare un‘eccessiva concentrazione nel settore della comunicazione.

Vivendi ora si trova ad affrontare la delibera dell‘autorità italiana,AgCom, che intende sanzionare la società se non ridurrà la sua partecipazione in Mediaset.

Il gruppo francese, potrebbe prendere misure temporanee per evitare le sanzioni, ma intende ricorrere per l‘annullamento del provvedimento AgCom, argomentando di non avere il controllo della società fondata da Silvio Berlusconi.

Alcune fonti ritengono che il ricorso che Vivendi intende proporre al Tar contro la delibera AgCom abbia buone probabilità di essere accolto.

Se andrà così, il secondo passaggio sarà quello di dimostrare di non avere il controllo di Telecom Italia.

A favore di questa tesi c‘è il fatto che il consiglio nominato ieri dall‘assemblea è composto da 10 indipendenti e solo tre esponenti del gruppo francese, come sottolinea la nota emessa del gruppo francese.

Inoltre Vivendi ha dimostrato di non essere in grado di controllare l‘assemblea, considerato che la sua lista ieri, per passare, ha avuto bisogno del sostegno di un 5% del capitale da parte dei fondi azionisti e che, anche con questo 5%, il totale dei voti a favore è stato inferiore al 50%.

La partita si gioca in punta di diritto, ma le conseguenze per Vivendi e per due grandi gruppi italiani saranno reali e anche di una certa portata.

Se venisse sancito che la sua posizione nelle due società non è di controllo, Vivendi avrebbe margine di manovra molto superiore di quello attuale per realizzare la sua strategia.

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redazione Milano

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