4 maggio 2017 / 14:47 / tra 7 mesi

Legge elettorale, una settimana per testo base, ma governo pensa a decreto

ROMA (Reuters) - Il presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera, Andrea Mazziotti di Celso, intende incontrare in via informale i partiti per mettere a punto un testo base condiviso sulla legge elettorale dopo che ieri Pd, Ap e Forza Italia hanno chiesto di sospendere la discussione per una settimana.

Legge elettorale, una settimana per testo base, ma governo pensa a decreto REUTERS/Alessandro Bianchi

Intanto, un esponente del governo che preferisce restare anonimo ha detto a Reuters che l‘esecutivo potrebbe varare un “decreto tecnico minimo” in materia elettorale, se il Parlamento non riuscisse a trovare un accordo entro l‘estate.

L‘obiettivo della Commissione è quello di presentare il testo base tra una settimana, intorno all‘11 maggio, mentre il 25 o il 26 maggio dovrebbe essere scelto il relatore che illustrerà il provvedimento in aula a partire dal 29 maggio.

“Al momento non c‘è nessun punto di caduta per una nuova legge elettorale, non c‘è alcuna dinamica concreta”, ha detto la fonte governativa, secondo cui è difficile che a Montecitorio la discussione cominci sul serio a fine maggio.

Proprio per questo, ha aggiunto la fonte, l‘esecutivo potrebbe intervenire varando un decreto che indichi il modello di scheda elettorale e introduca il voto di preferenza di genere, come chiesto dalla Corte Costituzionale, senza toccare questioni più complesse come soglie di sbarramento o premi di maggioranza.

“A quel punto, il Parlamento potrebbe decidere di fare delle ulteriori modifiche”, ha detto la fonte. Altrimenti, si andrebbe a votare con due sistemi leggermente diversi per Camera e Senato, nonostante le ripetute pressioni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella per armonizzare le due leggi.

IN ATTESA DI RENZI

Nelle settimane scorse sembrava possibile un‘intesa tra Pd e M5s sull‘estensione dell‘Italicum anche al Senato, con l‘armonizzazione delle soglie di accesso e dell‘eventuale premio di maggioranza, ma ora la situazione è tornata confusa.

L‘ala renziana del Pd ha lasciato circolare l‘idea di un sistema alla tedesca, cioè un proporzionale con sbarramento al 5%, con alcuni correttivi non meglio precisati. Il M5s ha invece ipotizzato un Italicum con un premio di maggioranza che scatterebbe per la lista che prende almeno il 35%.

Ora si aspetta che domenica prossima, all‘assemblea nazionale del Pd che sancirà il suo ritorno alla segreteria dopo le primarie, Matteo Renzi parli apertamente della questione elettorale. Alcuni esponenti a lui più vicini premono per trovare subito un‘intesa in Parlamento che consenta di andare alle elezioni anticipate. L‘ex premier intanto ha già detto di non escludere un‘alleanza di governo con Forza Italia, se nessun partito vincesse le elezioni, escludendo invece accordi con gli scissionisti.

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