4 maggio 2017 / 12:07 / 6 mesi fa

Google, firmata chiusura contenzioso con fisco, verserà 306 milioni di euro

MILANO (Reuters) - Google verserà 306 milioni di euro nella casse dello Stato nell‘ambito di un accordo per chiudere il contenzioso con l‘Agenzia delle Entrate, dopo una trattativa durata oltre sei mesi.

Google, firmata chiusura contenzioso con fisco, verserà 306 milioni di euro REUTERS/Francois Lenoir/File Photo

“Google pagherà nel complesso oltre 306 milioni di euro, comprensivi anche degli importi riferibili al biennio 2014 e 2015 e a un vecchio contenzioso relativo al periodo 2002-2006. Gli importi sono complessivamente riferibili sia a Google Italy che a Google Ireland”, si legge in una nota dell‘Agenzia delle Entrate, in cui si fa riferimento inoltre alle indagini della Guardia di Finanza nel periodo tra il 2009 e il 2013.

“Con Google sarà inoltre avviato un percorso per la stipula di accordi preventivi per la corretta tassazione in Italia in futuro delle attività riferibili al nostro Paese”, aggiunge la nota.

Ieri due fonti avevano detto a Reuters che l‘accordo, attorno ai 300 milioni, sarebbe arrivato entro questa settimana.

Un portavoce di Google precisa che la società ha raggiunto un accordo “per risolvere senza controversie le indagini relative al periodo tra il 2002 e il 2015”.

“In aggiunta alle tasse già pagate in Italia per quegli anni, Google pagherà altri 306 milioni di euro. Di questi, oltre 303 milioni sono attribuiti a Google Italy e meno di 3 milioni a Google Ireland”, continua, sottolineando che la società “conferma il suo impegno nei confronti dell‘Italia”.

“Google - conclude la nota - conferma il suo impegno nei confronti dell‘Italia e continuerà a lavorare per contribuire a far crescere l‘ecosistema online del Paese”.

Il direttore dell‘Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, in una nota sottolinea che si tratta di un “risultato straordinario”, che ha consentito di aprire “un dialogo con Google, che si è impegnata ad attivare una procedura di ruling (Apa), secondo le regole Ocse, per tassare i proventi prodotti nel nostro Paese”.

Oltre alla cifra da versare, il punto centrale su cui si è trattato ha fatto riferimento alla stabile organizzazione in Italia delle attività del colosso Usa sul territorio nazionale, l‘estensione dell‘accordo agli anni successivi al 2013, cioè l‘ultima annualità contenuta nel verbale di constatazione notificato all‘azienda dalla Guardia di Finanza (dal 2009 al 2013), e il conseguente impegno per il futuro a pagare le tasse in Italia.

La chiusura del contenzioso fiscale potrebbe infine essere prodromica alla definizione dell‘inchiesta penale con patteggiamenti e archiviazioni, sulla falsariga di quanto avvenuto con Apple nell‘ottobre 2016.

Con la chiusura dei contenziosi Apple e Google, in procura a Milano resta ancora, fra le altre, l‘indagine su Amazon.

Nel gennaio 2016 il Nucleo di Polizia Tributaria della Gdf di Milano ha contestato a Google 227 milioni di euro evasi in Italia fra il 2009 e il 2013 attraverso la sua controllata irlandese Google Ireland. Cifra a cui l‘Agenzia delle Entrate doveva poi aggiungere interessi e sanzioni.

Oltre alla contestazione fiscale, il 29 febbraio 2016 la procura di Milano ha disposto la chiusura della conseguente inchiesta penale in cui cinque dirigenti del gruppo, due dei quali di Google Ireland, sono indagati per omessa dichiarazione dei redditi.

A Google, che all‘epoca aveva dichiarato di rispettare “la normativa fiscale di tutti i Paesi in cui opera”, venivano mossi due rilievi: a fronte di ricavi complessivi accertati in Italia dal 2009 al 2013 per oltre un miliardo di euro, la Gdf sosteneva che la società non avesse dichiarato un reddito imponibile di circa 100 milioni. L‘imposta Ires che si riteneva quindi evasa (il 27%) era di circa 27 milioni. Secondo rilievo: i finanzieri imputavano la mancata applicazione di ritenute sulle royalties corrisposte alle società estere (di Google). Queste ritenute, a fronte di circa 600 milioni, venivano calcolate in circa 200 milioni. Da qui, la cifra complessiva originariamente contestata (fino al 2013, all‘epoca) di 227 milioni.

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