25 aprile 2017 / 07:47 / 6 mesi fa

Alitalia verso amministrazione controllata, cda in mattinata

ROMA (Reuters) - Riprenderà oggi il braccio di ferro fra lavoratori, governo e soci di Alitalia dopo che ieri i dipendenti della compagnia aerea, a larga maggioranza, hanno respinto il piano di ristrutturazione scommettendo in un intervento del governo prima delle elezioni politiche attese a inizio 2018.

Lavoratori di Alitalia durante uno sciopero all'aeroporto di Fiumicino. REUTERS/Remo Casilli

Questa mattina si riuniranno i soci dell‘azienda, partecipata al 49% dalla compagnia aerea del Golfo Etihad, per decidere il da farsi.

Se daranno corso alle decisioni già comunicate, è prevedibile che affideranno la compagnia alle cure dei commissari utilizzando la legge Marzano per l‘amministrazione straordinaria che mette le aziende al riparo dai creditori.

I commissari dovranno verificare se ci sono le condizioni per un rilancio della compagnia anche attraverso una vendita totale o parziale o se si deve procedere alla liquidazione.

Laconico il comunicato del governo che ieri ha visto i ministri coinvolti riuniti a palazzo Chigi per fare il punto della situazione e domani incontrerà i sindacati.

Non si può escludere che emergano divergenze tra il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, più vicino al mondo privato, e Graziano Delrio, titolare dei Trasporti, che sulle privatizzazioni ha espresso finora posizioni prudenti.

Per bocca del portavoce del ministro Calenda, il governo ha fatto sapere che “l‘obiettivo, in attesa di capire cosa decideranno gli attuali soci di Alitalia, sarà quello di ridurre al minimo i costi per i cittadini italiani e per i viaggiatori”.

Le prime stime messe a punto dagli esperti dicono che l‘amministrazione controllata costerà alle casse pubbliche, compresa la spesa per gli ammortizzatori sociali, circa 1 miliardo in sei mesi che andranno a sommarsi ai 7,4 miliardi di fondi pubblici utilizzati tra 2007 e 2014, secondo Mediobanca.

Etihad, il vettore emiratino arrivato nell‘estate del 2014, UniCredit e Intesa Sanpaolo, i tre principali azionisti della compagnia aerea, non sono riusciti a tirare fuori dalle secche Alitalia, dal momento della sua privatizzazione nel 2009, non ha mai chiuso un bilancio in utile e nemmeno in pareggio.

L‘Istituto di ricerca Ibl sostiene che dal 2014 al 2016 sono stati bruciati nei motori di Alitalia 1,179 miliardi.

Nell‘ultimo anno le due banche italiane, di fatto soci finanziari in attesa di rientrare dei soldi prestati, e il socio industriale Etihad, sono sembrati seguire strategie divergenti.

Le normative europee impediscono ad un socio extra-Ue di conquistare il controllo di una compagnia aerea europea, pena la perdita delle licenze per volare. Etihad in pratica non può crescere nel capitale senza il coinvolgimento dei soci italiani.

Costi fuori controllo, strategie incerte, alleanze capestro e anche i limiti europei non hanno permesso alla compagnia aerea di trovare un posto in un mercato complesso come quello del trasporto aereo.

IL NO DEI LAVORATORI

Lufthansa, che, trasporta oltre 100 milioni di passeggeri contro i meno di 30 milioni di Alitalia, ha chiuso il 2016 con circa 2 miliardi di utile. Ma solo dopo aver tagliato il costo del lavoro nel settore amministrativo e commerciale di 800 milioni. E quest‘anno dovrà fare i conti con gli aumenti strappati dai piloti dopo un durissimo confronto sindacale.

L‘altro colosso europeo Air France Klm dal 2011 al 2015 ha chiuso tutti i bilanci in rosso sia pur vicino al pareggio.

Sia Lufthansa sia Air France Klm hanno potuto contare sulla difesa del mercato interno dalle aggressive low cost mentre Alitalia fa i conti con la presenza ravvicinata nei principali aeroporti italiani di Ryanair e EasyJet.

In queste condizioni i lavoratori hanno letto il piano industriale proposto come una soluzione ponte, in vista di qualcosa d‘altro, che tuttavia non è stato mai annunciato.

Il 67% degli 11.101 lavoratori hanno così votato contro l‘ipotesi di intesa che prevedeva circa 1.700 esuberi a tempo indeterminato e tempo determinato garantiti da quattro anni di ammortizzatori sociali e una riduzione per piloti ed assistenti di volo degli stipendi di circa l‘8%, oltre alla riscrittura delle regole per l‘intera organizzazione del lavoro.

Era la condizione che il management e gli azionisti della compagnia aerea italiana avevano posto per ricapitalizzare la società con 1,9 miliardi di mezzi freschi. Il piano puntava a mantenere l‘azienda sul mercato aumentando i ricavi ma tagliando anche gli esborsi per acquisti, forniture e leasing degli aerei che ad oggi assorbono la totalità del fatturato senza contare il costo per il personale, anche questo fuori controllo.

Fra le cose che il management ha richiesto ai sindacati nella trattativa fatta ad aprile c‘erano anche un tetto agli aumenti di stipendio, che in futuro non avrebbero dovuto superare il 25%. Fino ad oggi per i passaggi da pilota a comandante gli aumenti arrivavano al 50%. Alitalia aveva anche chiesto limitazioni nella fruizione delle ferie per il personale di terra nei mesi estivi. Queste consuetudini, sostenute dalle organizzazioni dei lavoratori, hanno costretto la società al costante ricorso all‘assunzione di personale stagionale a tempo determinato e spinto i costi all‘insù.

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