21 aprile 2017 / 17:40 / 8 mesi fa

BT Italia, denuncia British Telecom a pm Milano: danni da gestione precedente

MILANO (Reuters) - British Telecom ha infine presentato una formale denuncia-querela alla Procura di Milano sulle presunte irregolarità contabili della sua unit italiana. L‘affair portò all‘allontanamento dei vertici di BT Italia nell‘autunno 2016 in seguito a un audit interno che condusse poi a tagliare stime di ricavi e utili spingendo il Ceo Gavin Patterson a citare “gravi irregolarità contabili nelle attività italiane” per un buco di 530 milioni di sterline. Sul tema, da fine gennaio la Procura ha aperto una inchiesta per falso in bilancio.

Nella sua denuncia, depositata in Procura lo scorso 21 marzo, che Reuters ha potuto leggere, l‘azienda sostiene che le presunte condotte illecite si devono ritenere “contro l‘interesse della società”.

La presentazione della denuncia ha una rilevanza anche formale, perché significa che British Telecom intende porsi nel procedimento in corso come parte lesa delle persone che la procura “eventualmente individuerà come autori”, dopo che Patterson a fine gennaio attribuì la responsabilità a un ristretto gruppo di manager italiani che “ha tenuto all‘oscuro Londra”.

PC CLONATI INVIATI DA LONDRA A PM MILANO

Una posizione concretizzata anche, come riferiscono due diverse fonti a conoscenza dell‘inchiesta, in una accresciuta collaborazione con gli inquirenti italiani: da Londra sono stati inviati a Milano nella seconda metà di febbraio tutti i dati dei computer aziendali clonati ai dipendenti dagli ispettori dell‘audit interno nell‘autunno scorso, mentre sono venuti a rendere testimonianza in Italia il capo della compliance di BT, Gareth Tipton, e il responsabile del team di Kpmg che redasse il report sulle irregolarità contabili.

BT, contattata da Reuters, ha risposto che non intende far dichiarazioni sull‘inchiesta in corso.

British Telecom, assistita dall‘avvocato Marco Calleri, nella denuncia firmata dal procuratore speciale di BT Italia Stefano Vicariotto, ripercorre la tempistica della vicenda, dalle segnalazioni di violazioni comportamentali nell‘estate 2016, all‘emersione delle prime anomalie contabili, alla sospensione dei vertici italiani a fine settembre, trasformata poi in licenziamento per giusta causa il 3 novembre, sino al primo comunicato al mercato il 27 ottobre e quello succcessivo il 24 gennaio 2017.

BT: PAGATI BONUS E TASSE NON DOVUTI

BT, si legge nella denuncia, contesta all‘ex AD Gianluca Cimini “la grave violazione delle regole di governance interna in materia di contratti, l‘imposizione di fornitori e la tenuta di comportamenti intimidatori nei confronti del personale”, e all‘ex Coo Stefania Truzzoli “la manipolazione dei risultati dei bonus Mbo di pertinenza dei propri collaboratori, nonché la manipolazione dei dati comunicati a BT GS Europa in occasione della presentazione dei risultati di direzione”.

Cimini, contattato da Reuters, non ha rilasciato dichiarazioni, mentre Truzzoli ha detto che risponderà “nelle sedi opportune”.

L‘azienda nella denuncia ricorda inoltre di aver licenziato per giusta causa anche Giacomo Ingannamorte “responsabile della fatturazione della società, per aver emesso fatture per crediti inesistenti o irrecuperabili”, il responsabile della direzione commerciale del reparto Government e Large Account Luca Torrigiani “per l‘avvenuta selezione di fornitori e per aver ricevuto un pagamento da parte di un dipendente che lavorava per un agente di BT Italia, in violazione delle procedure aziendali”, il Cfo Luca Sebastiani “per aver omesso di riportare le varie irregolarità contabili ai propri responsabili di linea e aver indotto Ingannamorte a porre in essere una parte delle summenzionate condotte illecite”.

Ingannamorte, sentito da Reuters, precisa che si tratta di emissione di fatture “per crediti irrecuperabili a fronte di ricavi stanziati da altre funzioni aziendali negli esercizi precedenti” e ricorda di aver fatto ricorso contro il suo licenziamento in quanto “le fatture erano state emesse su disposizione dei superiori”. L‘avvocato Riccardo Chilosi, che assiste Torrigiani, sottolinea che il suo cliente “contesta radicalmente quanto sostenuto da BT” ed è impegnato “in un contenzioso davanti al Tribunale di Roma” contro il suo licenziamento. Sebastiani, in una mail a Reuters, risponde di essere diventato Cfo “solo nel mese di maggio 2016. Escludo di avere consapevolmente posto in essere alcunché di irregolare. Non credo, ad ogni modo, che possa essere addebitata a me l‘adozione di eventuali prassi contabili già presenti da anni in azienda e solo successivamente fatte oggetto di revisione critica anche su mio impulso, come facilmente documentabile. Considero pertanto il mio licenziamento del tutto ingiustificato”.

BT in sostanza nella querela sostiene di essere stata danneggiata essenzialmente per due motivi: aver pagato bonus non dovuti, visti i presunti risultati gonfiati, e aver pagato più tasse del lecito, visti i presunti bilanci gonfiati.

“L‘artificiale raggiungimento del margine operativo lordo previsto in sede di budget”, si legge, avrebbe “inciso sulla misura delle retribuzioni variabili erogate da BT Italia, determimando erogazioni per importi superiori a quelli attesi...”. Il Mol superiore a quello effettivo avrebbe inoltre “determinato l‘emersione di basi imponibili superiori a quelle che si sarebbero registrate in assenza delle anomalie riscontrate”.

- ha collaborato Agnieszka Flak

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