13 aprile 2017 / 15:29 / 6 mesi fa

Eni: nessun intermediario su Opl 245 in Nigeria, non paga tangenti

ROMA (Reuters) - Eni non commenta le dichiarazioni fatte da Royal Dutch Shell, che ha ammesso di essere a conoscenza che alcuni pagamenti fatti alla Nigeria per i diritti relativi a un giacimento, il campo petrolifero Opl-245, sarebbero andati a Malabu Oil and Gas, una società vicina all‘ex ministro del Petrolio nigeriano condannato per riciclaggio, Etete.

Inoltre, la major petrolifera italiana ribadisce di non avere mai pagato alcun intermediario, ma di avere trattato solo con il governo nigeriano.

Lo ha sottolineato il presidente di Eni, Emma Marcegaglia, rispondendo alle numerose domande degli azionisti nell‘assemblea sul bilancio 2016 e il rinnovo dei vertici.

“Rispetto alla considerazioni di Shell non formuliano alcun commento, in ogni caso le stesse non cambiano le posizioni di Eni. Per quanto riguarda Opl 245, sin dalla sua prima assegnazione nel 1998 e fino al 2011 è stato oggetto di diverse dispute giudiziarie internazionali che hanno coinvolto Shell, la Nigeria e Malabu Oil, Eni non è mai stata coinvolta” ha spiegato Marcegaglia. “Tenuto conto della sua importanza, la Nigeria ha poi riassegnato la licenza, e la premessa per noi e che ci fosse la chiusura di tutti i contenziosi”, ha spiegato Marcegaglia.

“Nessun accordo è stato fatto da Eni con Malabu e nessun pagamento da Eni a Malabu o a Etete. Eni non si è avvalsa di alcun intermediario, nè di Bisignani o di altri, è stato concluso con il governo nigeriano e si ribadisce che Eni non paga alcuna tangente, in accordo al principio di zero tollerance”, ha sottolineato.

Infine, “sulla base degli esiti delle verifiche affidate a esperti indipendenti che non ha fatto emergere irregolarità da parte di Eni, non sono stati fatti accantonamenti”, ha sottolineato il presidente di Eni.

A febbraio la procura di Milano ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio per corruzione internazionale nei confronti dell‘AD di Eni Claudio Descalzi, del suo predecessore Paolo Scaroni, della stessa Eni, di Shell e di altre nove persone nell‘ambito dell‘inchiesta sulle presunte tangenti in Nigeria nel 2011.

(Giancarlo Navach)

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